L’Espresso, De Benedetti e Boeri: altri guai in arrivo

De Benedetti L'Espresso

Dopo la condanna a 5 anni e due mesi per le morti dovute all’amianto negli stabilimenti dell’Olivetti, per Carlo De Benedetti si prevedono altre settimane infuocate: l’ipotesi investigativa è la truffa del Gruppo L’Espresso ai danni dell’Inps che ammonterebbe tra i 20 e i 25 milioni di euro.

La vicenda, però, tira in ballo anche lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, che – come ha denunciato il Fatto Quotidiano – ricopre anche l’incarico di direttore scientifico, in aspettativa, della Fondazione della famiglia De Benedetti, proprietaria del gruppo editore del quotidiano Repubblica. In occasione di due operazioni di ristrutturazione l’azienda avrebbe chiesto 117 esuberi: i numeri dell’organico, però, sarebbero stati appositamente gonfiati.

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In che modo? Secondo l’Inps, il personale assunto poco prima dello stato di crisi, sarebbe arrivato prontamente da società appartenenti al medesimo gruppo e altri anche dall’esterno. Secondo alcune segnalazioni, i lavoratori assunti non sarebbero neanche usciti dalle aziende di origine. Non solo: come ha denunciato il direttore dell’Istituto, Massimo Cioffi, nella lettera inviata al ministero del Lavoro, tra i 117 nominativi ce ne sono 7 di dirigenti dequalificati al ruolo di quadro per poter essere prepensionati. La prima denuncia risale a cinque mesi fa: in tutto questo tempo l’unico risultato è stato l’istituzione di un tavolo tecnico che però non è servito praticamente a nulla.

I tempi si fanno ancora più duri per Carlo De Benedetti a causa dell’uscita del libro ‘La Repubblica tradita’, scritto da Giovanni Valentini, uno dei fondatori e già vicedirettore del quotidiano di Eugenio Scalfari ex direttore de “L’Espresso”. Nel libro, Valentini analizza la figura dell’imprenditore Carlo De Benedetti che arrivò a elemosinare l’aiuto di un parlamentare di destra come Pinuccio Tatarella (Msi, poi An), ministro delle Poste e Telecomunicazioni nel 1994. In quell’anno, poco prima dell’insediamento del Governo Berlusconi, dal governo Ciampi era stata assegnata la licenza Omnitel all’Ingegnere che in questo modo sarebbe riuscito a tenere in vita il suo gruppo editoriale L’Espresso in forte crisi. L’operazione, però, venne osteggiata in tutti i modi dal ministro della Difesa, Cesare Previti, tirato in ballo in un servizio proprio de L’Espresso sull’acquisto di villa San Martino ad Arcore, da parte di Berlusconi.

L’intervento di Valentini portò all’incontro tra De Benedetti e Tatarella: come ringraziamento, l’Ingegnere spedì alla moglie dell’inviato di Repubblica un mazzo di fiori con un biglietto “Grazie”: “Sapevo perfettamente – scrive Valentini – che quello era il massimo per un uomo umanamente arido e avaro come l’Ingegnere”. Poi, due anni fa, in un’intervista al Corriere della Sera, De Benedetti rivelò che Omnitel fu venduta per l’astronomica cifra di 14miliardi e mezzo di lire a Mannesmann. La sorpresa di Valentini lo portò a mandare un messaggio di congratulazioni ironico e polemico a De Benedetti: “Ricco di mezzi e povero di spirito com’è non colse l’ironia e mi ringraziò per circostanza”.

 

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