Curva Sud tra barriere, trasferte esose e nuovo stadio

Curva Sud

Inizia proprio dalla costruzione delle barriere, il Calvario che sta privando la Curva Sud, motore trainante della Roma, del suo ambiente naturale.

E come un effetto domino sta provocando l’abbandono dello stadio Olimpico, costringendo la Curva Sud a dispendiose trasferte e la dirigenza della As Roma a imbarcarsi in avventure frettolose ed improbabili tipo il nuovo stadio a Tor di Valle.

Il fatto che il limite di sopportazione dell’attuale situazione è stato oramai superato da un bel pezzo è testimoniato anche da uno striscione appeso stanotte in zona Colosseo.

Ridateci la Curva Sud e solleveremo il mondo“, recitava, ed è palese che la parte più calda del tifo romanista sia stufa dello scippo che la costringe a seguire in massacranti (e costose) trasferte la squadra in giro per l’Italia.

La dirigenza, dal canto suo, sta cercando disperatamente un’alternativa. Insieme alla boutade di Baldissoni, che ha minacciato poche settimane fa di abbandonare l’Olimpico per far giocare la Roma in qualche altro stadio (sì, ma quale?), Pallotta e soci stanno tentando goffamente di “spingere” il progetto che idealmente dovrebbe prendere corpo a Tor di Valle.

Con buona pace di Angelini (Galopeira) e Ubaldo Righetti, che dichiarano (ma ci fanno o ci sono?) quanto sarebbe utile uno stadio di proprietà per la Roma (lo stadio, lo ribadiamo, non sarà costruito e non sarà di proprietà della As Roma che dovrà pagare un affitto per giocarci), ci ha pensato la Soprintendenza a vibrare l’ennesima mazzata contro il progetto che riguarda l’impianto (e soprattutto il Business Park).

Un giudizio secondario, dicono i proponenti con la loro mentalità da costruttori, un parere tardivo e non vincolante. Peccato però che la Soprintendenza per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio per il Comune di Roma, guidata da Margherita Eichberg, ci sia andata giù pesante. E da voce libera da condizionamenti politici abbia detto alcune cose fondamentali.

Il Ministero (il Mibact) non è stato minimamente coinvolto e le procedure sulla Valutazione di Impatto Ambientale e la Valutazione Ambientale Strategica sono state giudicate sbagliate. E la Soprintendenza è andata ben oltre, ricordando che nell’area insistono beni archeologici e architettonici (vi dice qualcosa la tribuna dell’ippodromo di Tor di Valle, considerata un’esempio mirabile di architettura contemporanea?) da salvaguardare.

L’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Paolo Berdini, ieri in audizione presso la Commissione Urbanistica, Mobilità, Ambiente e Lavori pubblici della Regione Lazio, ha dichiarato a chiare lettere che la scelta dell’area dove costruire lo stadio è stata “una follia, messa in conto all’amministrazione pubblica”, specificando che “ci sono altre decine di zone adatte” per il nuovo impianto.

Contrariamente a lui, il suo omologo in Regione Lazio Michele Civita prosegue la sua marcia come un carro armato, dichiarando che il documento della Soprintendenza non può interrompere la Conferenza dei Servizi in corso.

Capiamo (a stento) la necessità dei dirigenti della Roma nel volersi dotare di una nuova casa, ma non comprendiamo affatto la celerità di una parte dell’Amministrazione Pubblica di accelerare l’iter del progetto, ignorando acriticamente sacrosante osservazioni che devono essere necessariamente prese in considerazione.

Se la Regione Lazio non lo sa glielo diciamo noi: proverbialmente la fretta è una cattiva consigliera.

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