I costi della casta? Sempre gli stessi per Mattarella, Grasso e Boldrini

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Ma quale risparmio, ma quale taglio di 14milioni di euro promesso dal governo: i costi per il Quirinale e le Camere non sono rimasti invariati, nel senso che sono destinati ad aumentare.

A dirlo sono i numeri. Le spese previste, contenute nella tabella n.2 del ministero dell’Economia allegata alla legge di Bilancio per il 2017, sono maggiori di 22milioni di euro rispetto a quanto scritto nella stessa voce (“Spese per organi costituzionali e a rilevanza costituzionale”) per il 2016. Come ha documentato Libero, i numeri sono come le parole: “Quando si tratta di previsioni, si dice quel che la gente vuole sentire, perché fa fine e non impegna”. E così la spesa, invece di scendere a 1miliardo e 732milioni come promesso dal governo, è lievitata di 36 milioni.

Chi ne ha beneficiato? Molto semplice: proprio quelle persone che avevano sbandierato fantomatici risparmi. Come Laura Boldrini, presidente della Camera. A fine ottobre su Facebook aveva scritto: “Alla Camera in questi tre anni abbiamo risparmiato 270milioni di euro. Il giorno stesso della mia elezione alla Camera ho deciso di tagliare il mio stipendio del 30%”. Peccato che del taglio di 270milioni non c’è la minima traccia: sia per il 2016 che per il 2017 la Boldrini ha chiesto che le venga versato un assegno da 943milioni e 160mila euro. Tra l’altro, il taglio del 30% non si riferisce al suo stipendio, ma alla singola voce riguardante l’indennità di ufficio da presidente della Camera.

Dalla Camera dei Deputati al Senato, la storia non cambia dove l’importo per il 2016 di 505 milioni e 360.550 euro è stato richiesto anche per il 2017. L’esempio dovrebbe arrivare dall’alto: e invece anche la Presidenza della Repubblica partecipa al mancato taglio dei costi: 224milioni di euro sia nel 2016 che nel 2017.

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