La Croce Rossa si riempie di migranti, poi se la prende con sindaco e prefetto

Croce Rossa

Torna il grido di allarme della Croce Rossa che a breve chiuderà due delle strutture di prima accoglienza dei migranti a Roma: ma quella che potrebbe sembrare una liberazione per molti residenti, in realtà potrebbe rivelarsi una sorta di ricatto a Comune e Prefettura.

Un terzo dei 6mila migranti presenti nella Capitale è gestito dalla Croce Rossa: tra i vari centri, quello di via Ramazzini e di via del Frantoio a breve chiuderanno i battenti. La situazione era diventata ormai insostenibile, soprattutto nel quartiere Monteverde. Il degrado e gli episodi di molestie sfociati nell’aggressione a una commerciante che ha sfiorato la morte sono stati ampiamente raccontati su L’ultima Ribattuta. Sempre questa testata ha provato a chiedere informazioni alla Croce Rossa in merito alla gestione della tendopoli di via Ramazzini, ricevendo come unica risposta quella di rivolgersi alla Prefettura. Peccato che i numeri richiesti, invece, siano stati forniti dalla stessa organizzazione ad altre testate.

E così, la CRI rivolge il suo grido di aiuto che a molti sembra più un ricatto: “Croce Rossa contro Comune: ci lascia soli” titola il Corriere della Sera per quanto riguarda la struttura di via del Frantoio. E poi non manca il solito articolo che cerca di commuovere per nascondere il drammatico inferno di Monteverde: “Tre le tende è nata Gelila, festa a via Ramazzini”, per il quale la Croce Rossa invoca l’intervento della Prefettura. Più avanti, però, analizzeremo le condizioni in cui la piccola è venuta alla luce.

A rischio oltre 400 ospiti”, che moltiplicati per 35 euro al giorno per persona fanno oltre 14mila euro al giorno. Cosa ci fa la Croce Rossa con questi soldi dal momento che la gestione si basa principalmente sul volontariato? Come vengono impiegati, visto che gli ospiti sono lasciati liberi di andare a chiedere le elemosina anche in maniera molesta all’uscita dei supermercati?

La tendopoli è stata più volte dichiarata inadatta a ospitare i “profughi” nel periodo invernale: il timore è che vengano trasferiti negli stabili di via Ramazzini (leggi qui). Guarda caso nei mesi scorsi i dipendenti CRI che prestavano servizio qui – anche quelli con funzioni sanitarie – sono stati ricollocati negli uffici di via Toscana (dal momento che il Laboratorio centrale è ormai in via di dismissione).

Peccato che in questi stabili, come ci è stato documentato da alcuni utenti, siano completamente assenti le più elementari condizioni del vivere civile. Siringhe, escrementi umani sui terrazzi e una tendopoli che puntualmente si popola verso la sera (leggi qui). La Croce Rossa, però, scarica il barile su Comune e Prefettura: e se invece cominciasse a controllare in casa propria?

Articoli correlati

Un Commento

  1. Loris said:

    Consideriamo anche che la croce rossa è oggi privata e non più pubblica…..dove li spendono questi 14.000 euro al giorno?

*

Top