Fiorespino all’Istat, gli incredibili risvolti della nomina

Valerio Fiorespino

Come promesso, continuiamo a seguire lo “strano” caso dell’assunzione di Valerio Fiorespino all’Istat, dopo la cacciata dalla Rai.

Un’assunzione senza giustificazione alcuna. Perché non ne ha le competenze (Fiorespino, infatti, è stato messo a capo del Dipartimento per la raccolta dati e lo sviluppo di metodi e tecnologie per la produzione e diffusione dell’informazione statistica, leggi qui) né le capacità, avendo una laurea in giurisprudenza e un curriculum monotematico: unica esperienza lavorativa in Rai.

La sua assunzione dall’alto aveva giustamente fatto indignare i dipendenti e, soprattutto, i sindacati che hanno voluto vederci chiaro: lo scorso mese, i rappresentanti della FLC CGIL hanno quindi presentato una richiesta di accesso civico agli atti per cercare di capire secondo quale criterio, Fiorespino sia stato selezionato per ricoprire un incarico così specifico che nulla ha a che vedere con il suo percorso lavorativo. (leggi qui)

Dopo un mese di indagini sono arrivate le motivazioni incredibili (incredibili perché non ci crediamo) fornite dall’Istat per giustificare questa assunzione: come spiega lo stesso sindacato la risposta è arrivata in una mail con ben 17 allegati (documenti, una nota, 3 verbali e 13 curriculum vitae).

Dopo un lungo lavoro di “spulciamento” per reperire le informazione, la FLC CGIL ha scoperto che per quel ricoprire quel ruolo (tecnico, che prevede competenze specifiche) sono stati fatti ben due avvisi interni, ma – pensa un po’ – nessuno dei dipendenti già assunti e stipendiati era all’altezza di quel compito. Così sono stati obbligati a emettere un terzo avviso pubblico lo scorso giugno per cercare questa indispensabile quanto rara risorsa.

Quindici i profili vagliati (tra cui appunto quello di Fiorespino) esaminati da una commissione composta dal presidente dell’Istat Alleva, dall’ex presidente dell’Istat Alberto Zuliani e da Francesco Favotto professore alla facoltà di economia dell’università di Padova.

I criteri di valutazione dei cv stabiliti dalla commissione erano i seguenti: 10 punti ai titoli di studio, 30 all’esperienza professionale, 40 alle competenze, 20 all’eventuale prova orale. Punteggio minimo per passare la selezione  70 punti.

Incredibilmente, e alla faccia della legge, i commissari non valutano la rispondenza del profilo ai requisiti del bando. Significa, a senso, che per la commissione tutti e 15 i candidati avevano i requisiti per essere selezionati.

Secondo la legge, il direttore del Dirm doveva essere selezionato tra “dirigenti di ricerca”, “dirigenti tecnologi” o “dirigenti di amministrazioni pubbliche”, o “esperti della materia”.

Dai cv analizzati dalla FLC CGIL (13 su 15) è emerso che solo candidato era dirigente di ricerca al momento del bando, un altro è “dirigente amministrativo di seconda fascia” al MEF, altri 6 sono dirigenti nella pubblica amministrazione, anche se probabilmente non dirigenti amministrativi.

Altri tre candidati provenivano dal settore privato, ma due sono informatici e l’altro uno statistico.

Solo due candidati c’entravano come i cavoli a merenda. Uno è laureato in economia e commercio, membro del CdA di una banca, ma con una carriera come dirigente anche in enti pubblici (quindi almeno in passato i requisiti li aveva).

Indovinate un po’ chi è l’altro? Esatto, uno dei due è Valerio Fiorespino laureato in giurisprudenza con una carriera tutta interna alla RAI, alla direzione del personale.

Tra i candidati  2 sono laureati in statistica, 2 in economia e commercio, 2 in informatica, 2 in scienze politiche e 2 anche in giurisprudenza, mentre uno è laureato in lettere, uno in medicina e uno in fisica.

Ecco la ricostruzione del sindacato:

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“Stando ai titoli nessuno dei 15 candidati raggiunge i 70 punti. Fiorespino ne ottiene 60 e – se si escludono i due candidati misteriosi – è il punteggio più alto: 5 per la formazione (i punteggi variano fra 5 e 8), 25 per l’esperienza (ed è il massimo) e 30 per le competenze (anche in questo caso è imbattuto). E’ così che si decide di chiamare a colloquio i candidati che hanno superato i 50 punti: sono solo 4, e Alleva fissa per il 2 agosto la prova orale.

Si presentano solo 3 dei 4 candidati, Fiorespino ottiene ben 18 punti su 20 e gli altri due rispettivamente 15 e 12. La riunione si chiude alle 15:30. Chissà se il commissario Favotto aveva la giusta serenità per valutare i colloqui: la mattina stessa gli era arrivato un avviso di garanzia.

Il 17 agosto si svolge il colloquio per il quarto candidato, che ottiene 14 punti.

Purtroppo è possibile vedere il confronto solo per due dei quattro candidati, poiché il secondo e il terzo sono proprio quelli che hanno negato il consenso. Fiorespino ha 5 punti di formazione con la sua laurea in giurisprudenza, l’altro con due lauree ne ha 7. L’esperienza Rai di Fiorespino comporta 25 punti, quella dell’altro candidato in un ente di ricerca ne dà solo 22. Sulla competenza Fiorespino arriva a 30, l’altro si ferma a 22. Nel complesso finisce 78 a 67 per Fiorespino.

La commissione, nel verbale dell’ultima seduta, definisce inoltre il profilo di competenze di Fiorespino ampio e coerente con le funzioni di direttore del DIRM. Emergerebbe infatti una capacità organizzativo-manageriale di risorse finanziarie e umane, un’ampia esperienza di gestione di strutture complesse, poiché ha introdotto innovazioni dei processi produttivi e organizzativi e nel 2014/2015 è stato uno dei referenti della riorganizzazione dentro la Rai.

Nel curriculum si legge anche che Fiorespino ha “ridotto i compensi di autori, artisti e consulenti nella misura complessiva del 20/30%” (“fare di più con meno”!), ha stipulato i contratti “con tutti i più importanti artisti e conduttori italiani (Benigni, Bonolis, Baudo, Conti, Clerici, Fazio, Gabanelli, Floris, Giannini, Fiorello, Littizzetto, Celentano, Carrà, Angela, Vespa, Giletti, Annunziata, Amadeus, Frizzi, Carlucci e innumerevoli altri)” e ha stipulato contratti e appalti “per la realizzazione delle principali fiction e spettacoli di intrattenimento”, tra cui “Don Matteo, Un posto al sole, Il commissario Montalbano”.

Registriamo infine che – ma era facile prevederlo – l’Istat si è avvalso della possibilità di siglare un contratto col nuovo capodipartimento “entro il valore massimo di 185.000 euro” l’anno, scegliendo il valore massimo: 185mila euro“.

***

Insomma, non si sa se ridere o se piangere. Fiorespino occupa un posto che non gli spetta. E, se avesse un minimo di decenza, dovrebbe lasciare quella scrivania a chi ne ha davvero le competenze. Una possibilità statisticamente improbabile.

 

 

 

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