Fidel Castro: l’ipocrisia di stampa e politica nel ricordarlo

Il ricordo di Fidel Castro ha letteralmente spaccato in due l’opinione pubblica: i soliti giornalisti e politici italiani, però, per ricordarlo hanno puntualmente scelto la strada agiografica.

Per una precisa area politica e culturale in Italia, Fidel Castro – assieme a Ernesto “Che” Guevara – nel tempo era diventato l’icona della Cuba politically correct; del regime dittatoriale sì, ma quello alternativo, che piace. Peccato che una piccola cosa lo differenziasse dal Che: Fidel Castro è morto all’età di 90 anni, dopo aver sopravvissuto indenne a ben 11 amministrazioni Usa. Che Guevara, invece, venne ucciso nel lontano 1967, circa due anni dopo aver lasciato proprio quel regime cubano guidato da Fidel Castro, con cui però il guerrigliero argentino non volle rimanere invischiato.

E così ieri è partita la corsa a ricordare il lìder maximo: “È morto Fidel Castro, l’uomo che portò la rivoluzione a Cuba” ha titolato il sito di Repubblica. “È morto Fidel Castro: così Cuba sfidò gli Usa” ha riportato lastampa.it. In risalto, dunque, è stato messo principalmente il lato antiimperialista del dittatore scomparso.

In ogni modo hanno provato a nascondere l’eliminazione sistematica degli oppositori politici avvenuta dal 1959 in poi. Oltre 9.200 morti tra fucilati, vittime di esecuzioni sommarie, persone uccise in carcere (tra cui molti prigionieri politici) e anche centinaia di “desaparecidos”. Giornalisti italiani che spesso hanno dipinto personaggi del mondo politico di oggi – come Vladimir Putin o Bashar al-Assad – come dei ferocissimi e spietati dittatori mentendo spudoratamente, hanno tirato fuori solo il lato più tenero del regime cubano di Fidel Castro.

E che dire della considerazione di Castro verso gli omosessuali (prima di un tardivo mea culpa nel 2010)? “Noi non arriveremmo mai a credere che un omosessuale possa incarnare le condizioni e i requisiti di condotta che ci permetterebbe di considerarlo un vero rivoluzionario, un vero comunista aggressivo. Una deviazione di questa natura si scontra con il concetto che abbiamo di ciò che un militante comunista deve essere“. Silenzio totale da chi ogni giorno lancia campagne contro l’omofobia e oggi piange Fidel Castro.

Non solo loro: “Fidel Castro – ha scritto l’ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano – si è caratterizzato come un costruttore di un esperimento di stato fondato sulla mobilitazione e il sostegno popolare, fin quando non sono balzate in primo piano e divenute contraddizioni fatali le componenti autoritarie e la subordinazione agli schemi sovietici e al blocco ideologico-militare guidato da Mosca”. Forse gli stessi schemi e lo stesso blocco che Napolitano invocò per reprimere nel sangue le rivolte studentesche di Budapest nel ’56.

Da Napolitano all’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: in un messaggio inviato al presidente cubano Raul Castro, il capo dello Stato ha espresso “profonda tristezza” per la morte di Fidel Castro, “un protagonista della storia del suo Paese e della vita del mondo. Nel corso degli ultimi anni, seppur lontano dalla politica attiva, egli non ha mancato di far sentire con decisione la sua voce su tematiche globali di grande rilievo e attualità, ad iniziare da quelle ambientali”. Forse Mattarella si riferisce al Fidel Castro raccontato in tutti questi anni da certi giornali italiani.

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