Ibernazione: pura fantascienza o speranza di guarigione?

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Un giorno, tra qualche decennio o addirittura fra qualche secolo, verrà trovato un rimedio per tumori incurabili o altri gravi malattie. Con questa speranza, in molti hanno deciso di procedere all’ibernazione: e intanto le società conservano più di 200 corpi, senza garanzie scientifiche né economiche.

L’ibernazione, chiamata anche crioconservazione o sospensione crionica, è la pratica di congelamento del corpo di un individuo appena deceduto. I pazienti vengono ibernati, nella speranza di tornare in vita in futuro, quando la scienza medica e il progresso tecnologico avranno forse trovato una cura alla malattie per la quali sono deceduti. Il tutto per una cifra che può variare dai 28 ai 150 mila euro, a seconda del trattamento scelto. Un sogno per alcuni, pura fantascienza per altri, ma sicuramente un’importante suggestione e un ambizioso progetto per il mondo della medicina.

In alcuni casi, negli Usa per esempio, la pratica crionica inizia quando le persone sono nella fase terminale della malattia. Il personale della società specializzate si reca in ospedale nel momento in cui viene dichiarata la morte legale del paziente. Successivamente, il corpo viene immerso nel ghiaccio per farne abbassare la temperatura. Vengono subito somministrati diversi medicinali, nel tentativo di rallentare il metabolismo e non correre il rischio che si deteriorino le cellule. Poi, il crioproiettore e l’eparina vengono iniettati nelle vene, per prendere il posto del sangue. Infine, si procede a un graduale abbassamento della temperatura corporea, fino al raggiungimento dei 196 gradi sotto lo zero. A questa temperatura, secondo i crionici, è possibile attendere anche più di un secolo all’interno dei tewar, delle cisterne verticali capaci di tenere ibernati fino a sei corpi contemporaneamente (posizionati a testa in giù). A questo punto la decomposizione dovrebbe fermarsi. Poi, toccherà al progresso scientifico fare la sua parte. Il decesso diventa speranza, la scienza una religione. Intanto, colui che decide di ibernarsi, viene considerato come un “paziente criopreservato” e non “realmente morto“.

Intanto questo business continua a crescere. Difatti, oltre alle due società già esistenti da tempo negli Usa, il Cryonics Institute e la Alcor, ne è appena nata una anche in Russia, la Kryorus. Sul web, la pubblicità e il passaparola continuano a crescere. E si stanno studiando nuovi metodi per velocizzare il sistema di trasporto dei corpi all’interno di queste strutture. Il tutto in attesa che “la scienza della rianimazione tra cinquanta o cento anni sarà molto più avanzata di oggi”, come spiega Max More, capo della società californiana Alcor, secondo il quale “le persone che oggi soccombono ad una condizione fatale sono in effetti recuperabili. L’obiettivo è riuscire a preservarli per il futuro, quando una tecnologia più avanzata sarà in grado di riportarli in vita. Questa è la base della crionica. Già rispetto a 50 anni fa, i medici eseguono tecniche come la rianimazione polmonare e la defibrillazione, ed utilizzano pratiche e medicine che prima non esistevano. Quindi dobbiamo domandarci se cinquanta anni fa sarebbe stato corretto affermare che quella persona fosse morta. Ritornando ai nostri giorni accade lo stesso. Non significa che il corpo è morto, né che la persona se ne è andata via. Significa semplicemente che l’organismo ha smesso di funzionare al punto che la medicina e la tecnologia d’oggi non può fare molto altro”.

Nel frattempo sono già due gli italiani che hanno deciso di non salire sulla barcaccia di Caronte. Aldo Fusciardi, imprenditore di Cassino morto per infarto a 75 anni, è stato il primo italiano ad essere ibernato. Correva l’anno 2012. Dopodiché anche il suo amico romano Giovanni Ranzo ha deciso di percorrere la stessa strada, sottoscrivendo così nel 2006 un contratto con il Cryonics Institute. “L’idea dell’ibernazione mi dà serenità e per me è una scommessa. Vedo questa pratica l’unica alternativa all’estinzione. Di sicuro è una partita aperta”, afferma Ranzo, che nella vita insegna letteratura. La modalità di pagamento del professore è rateale: ha stipulato un’assicurazione sulla vita per 50mila euro, di cui 28 destinati alla pratica di criopreservazione, e i rimanenti per il trasporto della salma all’interno della struttura, nel Michigan. Come tutti i pazienti delle società crioniche, anche il docente porta sempre con sé una targhetta legata al collo che rivela le sue intenzioni in caso di decesso. Ma in Italia le normative da seguire per l’accertamento della morte e le pratiche burocratiche per il futuro trasporto della salma sono davvero lunghe e farraginose, e rischiano spesso di compromettere lo stato conservativo del corpo. “La salma di Aldo ha raggiunto il Cryonics Institute dopo quattro giorni” afferma il docente.

Nessuna rassicurazione scientifica quindi. Non ci sono garanzie nemmeno sulla solidità finanziaria delle stesse società, che in caso di fallimento non sarebbero più in grado di tenere ibernati i corpi negli appositi tewar. E i pericoli sono sempre dietro l’angolo. Per esempio, la società che aveva in “cura” il corpo di James Bedford (il primo uomo in assoluto ad essere ibernato) era prossima al crac finanziario. Fortunatamente, la salma fu affidata a un’altra società che decise di rilevare e risanare i debiti dell’azienda precedente. Ma tutto questo, ovviamente Bedford non lo sa. Fuori dal suo tewar, c’è stata la Guerra Fredda, il Vietnam, le Guerre del Golfo, il crollo del Muro di Berlino e quello dell’Unione Sovietica. Ma il suo corpo è lì dentro dal 1967.

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