Almaviva Contact spa: 2511 operatori call center a rischio

Almaviva Contact spa riapre le procedure di licenziamento collettivo: stavolta i lavoratori che il 18 dicembre potranno perdere il lavoro sono 2511.

Sono tutti impiegati nelle sedi di Roma e Napoli gli operatori che con ogni probabilità non passeranno un Natale sereno. L’ombra del licenziamento torna ad allungarsi sul loro futuro lavorativo. Eppure i licenziamenti erano stati scongiurati lo scorso 31 maggio, quando Almaviva Contact spa e le organizzazioni sindacali avevano firmato un accordo che scongiurava 2999 licenziamenti su Roma, Napoli e Palermo.

Inoltre il Ministero dello Sviluppo Economico, nella persona del viceministro Teresa Bellanova, aveva siglato assieme alle parti un verbale nel quale scadenzava incontri mensili per monitorare l’applicazione dell’accordo e nel contempo garantiva di porre in atto, anche tramite il proseguio del tavolo di settore, la regolamentazione del settore dei call center.

Neanche un mese fa Carlo Calenda, titolare dello Sviluppo Economico, aveva annunciato l’inasprimento delle multe a tutti i call center che abbasseranno i costi pur di vincere un appalto. «È necessario avere una responsabilità sociale di impresa – erano state le parole di Calenda – I committenti dei call center hanno cominciato a fare gare sotto il costo del lavoro. Spesso si tratta di grandissime aziende e questo non è più accettabile. Vengono attuate politiche che strozzano i lavoratori e il governo non è più disposto a tollerarle» (leggi qui).

Alla fine, un po’ per il periodo poco propizio (estate), un po’ per la mancata convocazione del tavolo di settore (da parte del Mise), un po’ perché notizie di azioni necessarie e promesse di intervento sul settore non ve ne sono state, l’azienda Almaviva Contact spa ha deciso di riaprire le procedure di licenziamento collettivo.

La fase di contrattazione coi sindacati é sfociata in un nulla di fatto. L’azienda, alla faccia di quanto chiesto dal ministro Calenda, continua nel chiedere forti abbassamenti del costo del lavoro tra livelli e scatti di anzianità. Secondo le organizzazioni sindacali tale azione non porterebbe alcun beneficio ad un’azienda che lavora in un mercato deregolamentato spingendo anche altre aziende del settore a chiedere i medesimi sacrifici a lavoratori vittime del mercato.

Così mentre l’azienda sposta le attività di Roma e Napoli verso altre sedi, autoincrementando di fatto gli esuberi, il Mise convoca le parti per il prossimo 1 dicembre. La speranza è quella di scongiurare la minaccia dei licenziamenti previsti per il 18 dicembre.

“La querelle Almaviva Contact spa – secondo Livia Bignozzi, Rsu Ugl Telecomunicazioni – è lo specchio di un settore allo sbando. I licenziamenti di 2511 lavoratori sono l’esito di una profonda sordità delle Istituzioni ai numerosi gridi di allarme lanciati da più attori e sono l’esito di una mera strumentalizzazione da parte dell’azienda la quale cerca di far leva sulla disperazione di queste famiglie.”

“Se le Istituzioni – conclude Bignozzi – non decidono di vincolare le gare di appalto dei servizi di call center al costo del lavoro sancito nel Ccnl Telecomunicazioni é inutile ragionare su un divieto alla delocalizzazione nei paesi extra UE. Il  rischio, infatti, sarà quello di non parlare più di delocalizzazione ma di lavoro allocato magari in paesi della zona est della comunità europea dove per le aziende il lavoratore costerà sempre meno che in Italia”.

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