“Ecco come Bocca sparò al nazista”, ma è un’esca marketing del Fatto

Giorgio Bocca Fatto Quotidiano

“Così ho giustiziato il prigioniero nazista” sarebbe stato il racconto di Giorgio Bocca annunciato nella prima pagina del Fatto. Ma dell’episodio, nell’articolo, non c’è la minima traccia.

I racconti “inediti” proclamati nella prima pagina fanno parte delle conversazioni del partigiano con il giornalista Teo De Luigi, raccolti nel libro “Un’esperienza formidabile – La Resistenza di Giorgio Bocca in un’intervista”. Forse è l’ultima frontiera del marketing editoriale quella lanciata dal Fatto Quotidiano: si sa, il titolo è la parte principale di un articolo, ancora di più se viene sparato in prima pagina. Però poi quando il lettore incuriosito non trova quanto annunciato dal quotidiano nella sua “vetrina”, si dovrebbe parlare di vera e propria trappola per vendere qualche copia in più.

Rivivono i venti mesi della lotta partigiana, la solidarietà verso i ribelli della montagna da parte dei montanari e dei contadini poveri” anticipa il Fatto, dipingendo un quadretto che tanto ricorda il cartone animato di Heidi. Neanche una parola, però, del prigioniero tedesco giustiziato: di chi si tratta? Di un soldato della Wermacht? Ma soprattutto, è stato giustiziato dopo regolare processo? Poco interesserà ai sostenitori dell’odio antifascista, pronti a giustificare le uccisioni dei militanti di destra negli anni ’70, figuriamoci i soldati dell’esercito tedesco, nostro alleato fino a prova contraria, nel corso della seconda guerra mondiale.

Con ogni probabilità, dunque, si tratta di una sottile strategia di marketing: magari il giornale diretto da Marco Travaglio vuole spingere i propri lettori ad acquistare il quotidiano anche domani. In attesa del tanto desiderato racconto del prigioniero nazista ucciso. O forse si tratta semplicemente di un’omissione che ha avuto l’obiettivo di bilanciare un altro silenzio che coinvolge sempre Bocca: quello riguardante la sua partecipazione ai sentimenti anti-ebraici che in un preciso momento storico attraversarono il nostro Paese.

Questo odio degli ebrei contro il fascismo – scrisse Giorgio Bocca per La Provincia Granda, il 4 agosto 1942 – è la causa della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?”. Niente di tutto questo i lettori del Fatto troveranno sul giornale: “Bocca mia, taci…” è il motto nella redazione di Travaglio.

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