As Roma, il no della Questura agli allenamenti a porte aperte è l’ennesimo assist al nuovo stadio

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Se non è un piano premeditato poco ci manca. L’ennesimo divieto della Questura certifica l’ennesima chiusura verso la Curva Sud e l’esigenza di dotarsi di un nuovo impianto.

E’ la tipica goccia che fa traboccare il vaso, il drastico “No” emesso dalla Questura di Roma alla ventilata ipotesi di svolgere una seduta di allenamento aperta ai tifosi presso l’impianto delle Tre Fontane domani all’Eur.

Ordine pubblico (capienza limitata delle tribune, ristrutturazione dello stadio non ultimata), vicinanza con il Luneur, Forze dell’Ordine impegnate nei seggi il giorno prima dell’appuntamento referendario di domenica. Queste le motivazioni addotte dalla Questura per negare la possibilità di un ultimo abbraccio della tifoseria all’As Roma prima del derby del giorno seguente (che la Sud diserterà).

La Lazio, dal canto suo, ha potuto salutare eccome la propria tifoseria a Formello. Una Curva Nord che ha inneggiato addirittura alla “guerra etnica”, che ci fa tornare in mente tristi ricordi.

Scartata l’ipotesi di far affluire i tifosi a Trigoria, viste le ridotte dimensioni degli spalti del campo d’allenamento, la squadra verrà sostanzialmente lasciata da sola in vista della cruciale stracittadina di domenica.

Che la misura fosse colma, lo si sapeva già da un pezzo. A pesare sono le barriere nelle curve dell’Olimpico e le parole del Ministro dell’Interno Alfano: “sulle barriere sarà il Prefetto a fare tutte le valutazioni tecniche, ma noi abbiamo il dovere di salvaguardare la vita e la salute delle persone. Sulla sicurezza non si transige, non ci può essere alcun tipo di transizione. Bisogna essere leali reciprocamente e sapere che se non ci sono piene condizioni di sicurezza non si può modificare nulla. Poi sarò io il primo e il più felice a dire evviva togliamo le barriere quando tutte le valutazioni tecniche mi diranno che si potrà fare senza correre rischi”. Come se in passato in Sud, durante qualche turbolenza, ci sia scappato il morto. Alle dichiarazioni aggiunge poi  della frasi che allontanano il giorno della rimozione delle barriere: “facciamo conto che domani le togliamo e il giorno dopo succede un incidente, che si fa? Le rimettiamo? Non mi sembra la strada giusta. Prima dobbiamo sincerarci tutti che si è capita l’aria che tira e che non c’è più alcun rischio. Ci vuole una grande collaborazione da parte di entrambe le tifoserie”.

Un test, quello del derby, per il Ministro Alfano probante. Una teoria veramente discutibile, visto che un settore oramai semi deserto difficilmente può costituire un pericolo per l’ordine pubblico.

Al netto di questi ragionamenti, sembra oramai chiaro che l’As Roma necessiti di un’impianto (anche se non suo) funzionale dove possa poter decidere libera da condizionamenti esterni.

La volontà del popolo giallorosso è stata recepita dal primo cittadino di Roma Virginia Raggi e dai leader del M5S, che sono intenzionati a portare avanti il progetto del nuovo stadio a Tor di Valle. Prova ne è il rinvio dell’incontro di oggi, previsto con i costruttori dell’impianto, in cui la Raggi vuole per forza esserci e proseguire in prima persona la mediazione avviata con Parnasi e soci (i quali hanno acconsentito alla trattativa) per ridurre le cubature del “business park” annesso allo stadio. Ed ha intenzione, d’altro canto, di limitare l’esuberanza verbale dell’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Paolo Berdini e dell’ala oltranzista del Movimento, che vorrebbero la drastica eliminazione dal progetto delle tre torri di Libeskind, stravolgendolo così in piena Conferenza dei Servizi in corso presso la Regione Lazio.

La trattativa sembra essere ben avviata e prossima alla conclusione, di sicuro però c’è che non è possibile continuare così.

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