Referendum, Renzi si dimette e la stampa tifosa piange

Matteo Renzi

Come accaduto all’indomani dell’elezione di Donald Trump, che ha zittito il tifo sfegatato dei media italiani spudoratamente impegnati a sostenere l’insostenibile Clinton (leggi qui), i soliti giornalisti tifosi ora recitano la parte delle vedove inconsolabili.

Al Referendum di ieri ha vinto il “No”, con percentuali nette. Renzi si è dimesso, non tanto per coerenza quanto per decenza. La stessa decenza che manca, però, ai soliti giornalisti “tifosi” che nei mesi precedenti alla consultazione hanno farcito lo spazio messo a loro disposizione con improbabili analisi e scenari nefasti in caso di vincita del “Sì”. Nulla di quanto paventato accadrà. Nessuna invasione di rane e cavallette. Rimettete a posto il libro dell’Apocalisse e, possibilmente, la penna con la quale scrivete i vostri articoli.

Evidentemente la figuraccia fatta con la sconfitta della Clinton – sostenuta in modo a dir poco imbarazzante da talune testate (RaiUno, il Messaggero,  Corriere, Repubblica, Sky in primis…) non è bastata a far imparare la lezione. Una lezione, in verità, alla base di questo mestiere: non bisogna mai confondere l’informazione con il fanatismo più ridicolo, convinti che i propri lettori vadano indottrinati come poveri ebeti senza senso critico.

Anche perché, calcolatrice alla mano, questi stessi lettori hanno ampiamente dimostrato (quasi al 60%) di aver sviluppato gli anticorpi alla massiccia propaganda di Stato a mezzo stampa, votando “No”.

Un “No” che era evidentemente contro il Governo. Contro le politiche economiche adottate, le scarse riforme, la situazione drammatica dell’occupazione, l’immigrazione selvaggia anche nei piccoli Comuni. Non è stato un voto contro la riforma, perché (quasi) nessuno c’ha capito un granché e non ha avuto nemmeno la voglia di informarsi (diciamocelo: a nessuno fregava niente delle sorti del Cnel). Si trattava di mandare a casa Renzi.

Renzi come la Clinton. Lodato e osannato oltre la soglia del ridicolo da certi media (sempre le stesse). Media che oggi piangono come prefiche per tutto quel fiato e quell’inchiostro sprecato inutilmente. E che da oggi dovranno trovare un nuovo soggetto a cui portare evidentemente sfiga.

 

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Un Commento

  1. Giovanni said:

    30.01.2016 – Unioni civili, la piazza del “no” avverte Renzi: ci ricorderemo di te

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