I giornali perdono lettori, ma non si fanno un esame di coscienza

Non è una novità: continuano a calare i lettori dei grandi giornali. E, a giudicare dai dati, non basta più nemmeno la scusa che si preferisca il digitale alla carta stampata.

Pressoché tutte le testate italiane hanno il segno rosso. Stando ai dati Ads –Accertamenti Diffusione Stampa – riferiti al periodo di tempo tra agosto e settembre 2016 – c’è stata un’emorragia di lettori di giornali cartacei su tutto il fronte.

La Repubblica -3,04% (7.371 copie cartacee in meno in un mese); Il Corriere della Sera -5,31% (12.830 lettori persi); La Stampa -3,35 (-5.248); il Messaggero addirittura  -11,25% (ben 11.297 copie in meno). Più o meno come Libero, -11,64%. Questo per la versione cartacea. Perché, si sa, ora si preferisce la versione online dei giornali. Giusto?

Non del tutto. Perché anche qui talune testate zoppicano. Il Fatto Quotidiano, ad esempio, ha perso il 5,34% dei fruitori del sito in un solo mese (“colpa” di Travaglio che ha dovuto rinunciare al suo argomento preferito, ovvero Berlusconi o, meglio, l’antiberlusconismo).

Facile ironia a parte, c’è un dato che balza agli occhi nel disastro generale dei dati Ads: ad aumentare le vendite del cartaceo (il cartaceo!) sono state testate come l’Avvenire (+19,91%) e Il Sole 24 Ore (+0,43%). Si tratta di giornali con un target specifico che, va detto, non deludono mai i loro lettori.

Niente marchette spacciate per “informazione”, niente analisi faziose, nessuno schieramento ipocrita allo schieramento politico di turno. Non tentano di ammaestrare i loro lettori che, al contrario di quanto accade per altre testate, non si sentono manipolati, confusi, strumentalizzati.

I giornali perdono lettori e questi vanno a informarsi altrove. Allora li si accusa di scarso intesse, di disaffezione, di ignoranza. Mai che ci si faccia un esame di coscienza e si decida – scelta coraggiosa, sì – di fare giornali a misura di lettore. E, possibilmente, non a misura di editore.

 

 

 

 

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