San Basilio: la difesa di un senzatetto italiano per i media è razzismo

Ci risiamo, il circo mediatico costruisce un nuovo fatto di razzismo. Stavolta sulle proteste dei residenti di San Basilio, quartiere popolare di Roma: la loro colpa è quella di difendere un italiano al quale era stato negato un alloggio popolare destinato a una famiglia marocchina.

C’è da chiarire che il senzatetto aveva occupato abusivamente l’alloggio, assegnato regolarmente alla famiglia marocchina. Ma giornali e testate hanno raccontato una realtà apocalittica. “Caccia allo straniero tra le case popolari“, “San Basilio, residenti in piazza” ‘Fuori i negri dagli alloggi Ater’” sono solo alcuni titoli che grondano la solita faziosità immigrazionista. Certo, questo quadrante è molto particolare e spesso finisce al centro della cronaca per episodi legati allo spaccio di droga. Ma da questi titoli San Basilio sembra un territorio off limits, recintato da filo spinato con tanto di cappucci bianchi del KKK a sorvegliare i confini per vietare l’accesso agli stranieri.

Eppure dalle interviste ad alcuni residenti non è certo questo il clima. “Macchè razzismo, se qualcuno mi pesta i piedi io reagisco” ha dichiarato ai microfoni del Tg5 una signora anziana: il riferimento è alla prepotenza subita dal senzatetto che nei mesi scorsi ha alternato il suo alloggio d’emergenza tra un camper e uno scantinato ai piedi di queste case popolari.

L’Ansa però non ha perso occasione di collegare la “rivolta razzista” al racket delle occupazioni abusive e al business della droga, citando “un’ipotesi della polizia municipale”. Si sa, le ipotesi rimangono tali: i fatti dicono che dietro ai traffici di droga e alle occupazioni abusive ci sono soprattutto gli stranieri.

È il caso di Milano dove in un anno e mezzo ci sono state 430 occupazioni abusive a fronte di 762 sgomberi. Le cifre – secondo le parole del presidente di Aler di Milano e provincia, Gian Valerio Lombardi – chiamano direttamente in causa il drammatico fenomeno dell’immigrazione: 2 albanesi, 1 bosniaco, 80 egiziani, 83 rumeni (“in gran parte anche se mancano conferme Rom”) e poi 102 italiani.

Ma i toni di giornali e testate, in questi casi, sembrano sempre piuttosto accondiscendenti se non addirittura omertosi. Se il dramma delle occupazioni abusive e delle famiglie italiane che si vedono scavalcate in graduatoria dagli stranieri fosse affrontato sempre con questa attenzione mediatica, il problema della casa sarebbe risolto da un pezzo.

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