Banche: tra sprechi e aiuti pubblici per tenerle in vita

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Ammonterebbe a 15 miliardi il prestito che Padoan chiederà all’Unione europea per salvare banche come Mps e le altre tuttora tenute in vita dal Fondo Atlante.

È il caso di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Al cosiddetto fondo Salvabanche partecipano tutte le principali banche italiane e molte compagnie di assicurazioni: tra queste, oltre a Unicredit e Intesa Sanpaolo che partecipano con 845 milioni, c’è anche Cassa Depositi e Prestiti che partecipa con 500 milioni. La società per azioni controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, dunque soldi pubblici, partecipa attivamente al salvataggio dei principali istituti finanziari.

Peccato che poi tra i protagonisti delle disastrose avventure delle banche ci siano manager come Francesco Iorio, Ceo dimissionario della Banca Popolare di Vicenza. Come è stato raccontato ieri su L’ultima Ribattuta, Iorio ha percepito la cifra 6,3 milioni di euro dopo solo 18 mesi di lavoro, per uscire da Popolare di Vicenza (leggi qui).

In queste ore, poi, appare ancora più saldo il legame tra l’esito del referendum sulla riforma costituzionale e il destino di numerosi istituti finanziari. Come ha riportato La Stampa, quest’estate nei corridoi di via XX settembre è stata raccolta la battuta “Fino al referendum solo buone notizie…” proprio in riferimento alla situazione tragica di molte banche italiane. La vittoria del no e le dimissioni di Renzi hanno spazzato via le incertezze. Non c’è solo Mps distrutta da anni di malgoverno e con il più alto tasso di crediti deteriorati d’Europa.

Oltre a Monte Paschi e i due istituti veneti, ci sono anche Etruria, Banca Marche, Carichieti, Cariferrara di fatto fallite un anno fa e rimaste invendute. Poi – come riporta sempre La Stampa – c’è Ubi con i troppi crediti deteriorati per potersi far carico dell’acquisto delle suddette banche, o il caso Carige.

L’intervento dello Stato per risollevare una situazione a dir poco tragica – anche a causa di episodi come la buonuscita di Iorio – è necessaria, soprattutto dopo le reazioni positive della Borsa di Milano dove sono volati proprio i titoli bancari.

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