Call center, da aprile si potrà pretendere di parlare con operatori italiani

Call center

Sacrosanta la decisione di dare la possibilità agli utenti dei call center di potersi interfacciare con un nostro connazionale.

E’ contenuta in un emendamento inserito nella legge di Bilancio (approvata in via definitiva il 7 dicembre), l’opzione di poter parlare con un lavoratore italiano di uno dei tanti call center sparsi per tutta la penisola.

E sarà vincolante, dopo 90 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per tutte le aziende, comprese quelle che hanno già delocalizzato in passato. La nuova norma intende così colpire tutte quelle società che hanno furbescamente aperto sedi all’estero, in Paesi in cui il costo del lavoro è decisamente inferiore a quello italiano.

Da aprile le aziende dovranno avvisare “preliminarmente in merito al Paese in cui l’operatore è fisicamente collocato e mettere a disposizione un operatore dall’Italia (o da un altro Paese dell’Unione europea) per non violare il principio di non discriminazione, garantendo l’immediata disponibilità nell’ambito della medesima chiamata”.

Un duro colpo, sotto il profilo economico, per chi intende risparmiare delocalizzando. Attenuato però dal fatto che “la legge lascia tre mesi di tempo per organizzarsi”, puntualizza il viceministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova.

Spesso non ci si lamenta del fatto che gli operatori dei call center stranieri non sappiano parlare italiano, anzi. A volte è molto difficile rilevare qualche inflessione straniera nel loro parlato e spesso sono molto efficienti ed orientati verso la risoluzione dei nostri problemi. Quello che veramente indispettisce, invece, sono i posti di lavoro che prendono il volo e lasciano tanti ragazzi italiani in un mare di problemi.

E’ di poco tempo fa la notizia che la società “Almaviva Contact” prevede di chiudere le sedi di Roma e Napoli, con la perdita del posto di lavoro per oltre 2.500 dipendenti entro la fine dell’anno. Il motivo? La concorrenza spietata, condotta con un costo del lavoro portato al ribasso, attuata dai Paesi extraeuropei.

Ma ora si cambia, e per cercare di frenare questa costante emorragia sono previste sanzioni da 50 mila euro a giornata, parola del viceministro Bellanova, per chi non si adeguerà in tempo e non fornirà il servizio di poter parlare con un italiano.

Gli effetti benefici di questa norma si dovrebbero riscontrare subito sia nell’inbound (quando a chiamare siamo noi) che nell’outbound (quando siamo contattati da società desiderose di sottoporci offerte commerciali). E’ un provvedimento atto a sanare un fenomeno molto diffuso, e cioè quello delle cosiddette “molestie telefoniche”, che spesso e volentieri sfociano in cause legali.

Per la nazionalità degli operatori ci si sta quindi muovendo, a quando una norma utile a non essere infastiditi con telefonate ad ogni ora? Perché siamo ancora fermi al Registro Pubblico delle Opposizioni.

 

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