Valeria Fedeli: bugie e lati oscuri del ministro del Gender

Dalla finta laurea, alla promessa di lasciare incarichi con l’eventuale vittoria del No al referendum, passando per il Gender nelle scuole: ecco gli aspetti inquietanti del neoministro alla Pubblica istruzione, Valeria Fedeli.

In poche ore, subito dopo l’accettazione dell’incarico di ministro della Pubblica istruzione offertole dal nuovo premier Paolo Gentiloni, è risaltato fuori il nome di Valeria Fedeli. L’ex vicepresidente del Senato con il governo Renzi è riuscita perfino a oscurare la promozione a sottosegretario della protagonista della riforma costituzionale, Maria Elena Boschi, sonoramente bocciata dal popolo italiano.

I riflettori si sono subito puntati sulla laurea che laurea non è. Eh già, perchè il titolo della neoministro Fedeli è un diploma, cosa ben diversa dalla laurea. Il fatto rapresenterebbe semplicemente un insulto a tutti gli italiani laureati in possesso dei requisiti per guidare un’istituzione.

Alla fine non sarebbe neanche un disonore non essere laureati: personalità come Bill Gates, Henry Ford o Steve Jobs non terminarono gli studi universitari. La situazione cambia una volta che si dichiara – mentendo – di essere in possesso di questo titolo di studio. Diventa grottesca e inaccettabile quando la persona in questione viene messa a capo del dicastero dedicato alla Pubblica istruzione.

Evidentemente a mentire ci aveva preso gusto Valeria Fedeli: nel corso della trasmissione L’Aria che tira, infatti, aveva dichiarato “Se vince il No tu ne devi prendere atto, non puoi andare avanti perché a quel punto non hai l’autorevolezza ed è giusto da parte del premier rimettere il mandato“. E in effetti è quanto ha fatto Matteo Renzi. La Fedeli però ha sottolineato “Anche con la consapevolezza dei parlamentari. Tolgo l’alibi a chi pensa che stiamo lì fino al 2018, io non penso alla mia sedia“.

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Dalla “sedia” di vicepresidente del Senato alla poltrona di ministro, il salto è convenuto alla professoressa (senza laurea) del gender. La cultura che il mondo progressita e le associazioni Lgbt hanno provato a nascondere, ha visto la possiblità di entrare negli istituti ialiani grazie al ddl che porta proprio il nome della Fedeli. “Non esiste questa ideologia – ha affermato la neoministro riferendosi al Genderio sto solo cercando di introdurre nelle scuole la libertà di scelta”. Ma “libertà di scelta” di cosa? Di sapere o, peggio ancora, scegliere qual è il proprio sesso?

E per fortuna che il Gender non esiste: parola di un neoministro che ha millantato di possedere una laurea. In Germania il ministro dell’Istruzione e della Ricerca scientifica, Annette Schavan, diede le dimissioni per aver copiato la tesi. Cosa dovrebbe fare la Fedeli?

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