Sul web spopola il quiz: Di Battista, Moccia o Che Guevara?

Di Battista

A fine novembre, Rizzoli ha pubblicato il libro di Alessandro Di Battista. Dopo pochi giorni dalla sua uscita nelle librerie, l’autobiografia del deputato grillino ha subito suscitato diverse polemiche, soprattutto sul web.

Come se la biografia di Icardi non fosse bastata, il panorama editoriale italiano, proprio sullo scadere del 2016, è stato arricchito di un’altra indispensabile perla: “a testa in su”, l’autobiografia pubblicata da Rizzoli che racconta le gesta del deputato Di Battista. Sono passate più di due settimane dall’uscita del libro, e i lettori italiani sembrano ancora non essersi ripresi dal colpo. Difatti, tra barzellette di ogni genere e post denigratori su Facebook, l’autobiografia è senz’altro diventata il caso ironico dell’anno. Soprattutto dal momento che “Il Foglio”, ha deciso di dedicargli un’apposita sezione di giornale, la rubrica intitolata “i diari di Dibba”.

Su internet le prese in giro dilagano, e non mancano nemmeno gli insulti.  Il popolo del web, che addita il grillino come un “nullafacente riciclatosi a politico”, si chiede il motivo per cui Di Battista, alla giovane età di 38 anni e con un curriculum vitae praticamente vuoto, abbia sentito la necessità di scrivere un proprio memoir. Ma soprattutto, si chiede il perché di un libro così smielato, degno del più stucchevole Federico Moccia. “Quella volta mi licenziai e acquistai un biglietto di sola andata per Buenos Aires. Per quasi due anni viaggiai in autostop per l’America Latina tra la gente come una persona qualunque, alla ricerca di spremute di umanità”. Cosi Di Battista, nella 15esima pagina della sua biografia, racconta l’inizio del suo viaggio. Insomma, un misto tra “i diari della motocicletta” di Che Guevara e i “tre metri sopra il cielo” del sopracitato scrittore italiano. Ma su Facebook ci vanno giù pesante, e ci tengono a precisare come, a differenza del grillino, il rivoluzionario argentino abbia fatto la rivoluzione con mitra e fucili, e non a colpi di hastag o facendo l’hippie in giro per il mondo con lo zaino in spalla.

“Una sera conobbi il capitano. Vieni qui straniero, ti ho osservato. Cosa ci fai da solo sulla nave? Mi disse che nel Rio Napo vive una stranissima creatura che ti entra nella punta del pene e sale finchè ne ha voglia. Se fai il bagno metti sempre un costume stretto”. Questa frase potrebbe sembrare una presa in giro o una simpatica parodia. Assolutamente no. Di battista ha davvero raccontato in questo modo la sua vita, svelando questi “inediti” retroscena. Il grillino si è anche sentito in dovere di svelare una dritta su come evitare di essere derubati: “conoscere il turpiloquio è fondamentale quando si viaggia. Infilare qualche trivialità autoctona nei tuoi discorsi riduce persino la possibilità di essere derubato. Un ladro ci pensa due volte prima di rapinarti se ti ascolta pronunciare parolacce importanti”. E infine, una riflessione sul presente, condita dal rimpianto del passato; quando il grillino non era ancora costretto a firmare autografi per le piazze e a farsi fotografare con le sue numerose fan: “essere riconosciuto oggi, innegabilmente, mi apre molte porte e mi ha permesso anche di scrivere questo libro. Ma capita, nel silenzio della notte, di pensare ai tempi lontani su quella barca, dove nella solitudine non mi sentivo mai solo…Sono contento di essere quel che sono diventato ma sogno di poter tornare a essere uno straniero che lavora su una barca. Senza un nome, libero di non essere riconosciuto, ma di scegliere quando e da chi farmi conoscere”.

Insomma, nel libro c’è un po’ di tutto e tanto di niente. Un’immensità di luoghi comuni, banali e inutili riflessioni sul senso della vita e tante frasi fatte. Ma non è il caso di crocifiggere il giovane deputato. Di Battista, dato il ruolo che ricopre, dovrebbe senz’altro pensare al bene del nostro Paese piuttosto che a perder tempo a decantare le sue gesta; ma speriamo che si tratti solamente di un peccato di gioventù, e che il deputato grillino non accusi troppo il colpo rifilatogli dal popolo del web.

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