Gubitosi ignora le denunce, non gli anonimi: il “caso Masini”

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E’ davvero singolare l’amministrazione dell’azione disciplinare in Rai secondo i criteri di giustizia della gestione targata Luigi Gubitosi. Appena insediato, il dg inviò una mail con la quale si invitavano in pratica tutti i dipendenti a collaborare, anche in forma anonima, ad un’opera di moralizzazione dell’azienda, denunciando magagne e ingiustizie a loro conoscenza. Naturalmente, i computer del settimo piano furono intasati da ogni genere di segnalazioni: frustrazioni e pettegolezzi la fecero da padrone, dando spesso vita ad “audit” che non portarono a nulla, ma che misero in funzione “a strascico” (tipo Procura di Milano) altre indagini, provocando il caos.

Con questo sistema, Gubitosi ha proceduto ad una serie di licenziamenti e di provvedimenti disciplinari che hanno intasato anche la direzione degli affari legali. Ma al dg questo non interessa, tanto le conseguenze delle cause di lavoro che l’azienda sta perdendo dappertutto finiranno per ricadere sulla prossima gestione, cioè quando lui sarà da qualche altra parte. L’importante, per lui, è aver potuto sbandierare in un’intervista al “Corriere della Sera” la grande opera di “moralizzazione” all’interno degli insediamenti aziendali.

L’ultimo caso dello spregiudicato uso degli anonimi, è di questi giorni. Gubitosi ha fatto comunicare alla capostruttura di Rai Fiction, Paola Masini, l’intenzione di trasferirla al “Prix Italia”. Quale sarebbe la colpa della Masini, una dirigente stimata e considerata da tutti i direttori che si sono succeduti in questi anni al vertice dell’importante struttura? Essere vittima, appunto, di una serie di denunce anonime (ma forse neanche tanto) che la accusano di presunti favoritismi nell’esercizio delle sue funzioni. Da anni la dirigente si deve difendere in tribunale, sia in sede civile che penale, dalle fantasiose accuse di questo genere che le sono state lanciate contro da un aspirante regista, a metà strada tra il raccomandato (dalla mitica Miti Simonetto, la truccatrice preferita di Berlusconi) e il millantatore: Giorgio Schettler. E il bello è che la Masini, in sede giudiziaria, ha già fornito documenti e documenti a dimostrazione della correttezza del proprio operato. Macchè, a Gubitosi questo non basta: ci sono gli anonimi e questo è più che sufficiente per il trasferimento punitivo.

Peccato che un analogo atteggiamento intransigente non sia stato applicato in un’altra vicenda, questa volta non provocata da  anonimi ma da una denuncia sottoscritta con nome e cognome. E’ il caso di quella presentata da Piero Di Lorenzo nei confronti dell’ex-capostruttura di Rai Uno Gian Piero Raveggi e di sua moglie Chiara Galvagni dopo la richiesta di tangenti per poter continuare a lavorare con la sua LDM. Raveggi è in pensione da anni (e continua a collaborare con la Rai grazie alla sua consulenza con la ENDEMOL), ma la sua ineffabile signora è sempre lì, al posto-chiave di responsabile dei contratti per l’intrattenimento, da dove tratta disinvoltamente con la figlia, Veronica Corno, gli ingaggi di viale Mazzini degli artisti amministrati dalla ragazza per conto della F&P. “Zietto” o non “zietto”, è intoccabile, per lei non esistono motivi di opportunità o necessità di trasferimento legate alla trasparenza e alla grande opera di pulizia in atto in Rai grazie all’inflessibile Gubitosi (e la Galvagni se ne gloria con tutti, motivando la sua inamovibilità con la minaccia di misteriose “rivelazioni”).

Un po’ come sta accadendo per il superconsulente in Brasile (a diecimila euro netti al mese), Marco Simeon. Nei confronti del quale, malgrado ciò che è emerso a proposito della Lux Vide e che sta ancora emergendo dal palazzo di Giustizia di Genova, non viene adottato alcun provvedimento “moralizzatore”.

Con il “caso Masini”, la politica dei “due pesi e due  misure” sta diventando troppo sfacciata e –come direbbe Antonio Lubrano- la domanda sorge spontanea: ma la Commissione di Vigilanza non ha proprio nulla da obiettare?

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