Poletti le scuse non bastano, ora ti devi dimettere da Ministro

Giuliano Poletti

Ieri sera, con un video sulla sua pagina Facebook, il ministro Giuliano Poletti ha cercato di metterci una pezza (clicca qui). Ha detto che si è spiegato male, che il senso non era quello che tutto il resto del mondo ha recepito. Nessuno (ovviamente) gli ha creduto. Anzi. Ha esasperato ancor più gli animi.

Le insulse frasi di Poletti sui giovani italiani che vanno a cercare fortuna all’estero, tragica ironia della sorte, hanno assunto un sapore drammaticamente amaro quando ieri si è diffusa la notizia che, tra le vittime dell’attentato ai mercatini di Natale di Berlino, c’è anche una ragazza italiana. Una 31enne di Sulmona che ufficialmente risulta dispersa, anche se ai suoi genitori ormai non sono rimaste molte speranze.

Un paio di giorni fa, il ministro (paradossalmente del Lavoro e delle Politiche sociali) aveva serenamente affermato che «se 100mila giovani se ne sono andati dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’» e «conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi».

Caso beffardo, anche la nostra connazionale dispersa nella strage di Berlino, Fabrizia Di Lorenzo, è un “cervello in fuga”: prima l’Erasmus in Germania, poi la decisione di lasciare l’Italia in cerca di fortuna nella Capitale tedesca, dove viveva e lavorava da qualche anno.

Un particolare che non è sfuggito agli internauti che hanno invaso il profilo Facebook di Poletti con insulti e critiche e su Twitter hanno lanciato gli hashtag #PolettiDimettiti e #PolettiVattene. “Fabrizia, la vittima italiana a era una di quei ragazzi che quel filibustiere sfruttatore di non vuole fra i piedi.“; “Anche se il ministro Poletti si è scusato, ha detto una cosa che lui e tanti italiani pensano veramente. Non meritate gente come Fabrizia“; “Se Poletti avesse un po’ di pudore chiederebbe scusa ai famigliari di Fabrizia“. E questi sono solo alcuni tra quelli ripetibili, al netto delle parolacce.

A differenza dei Social Media, la carta stampata e la TV hanno trattato la questione marginalmente, facendola passare in sordina. Non sia mai che si attacchi il “compagno”.

Eppure qualcosa si è smosso persino nel Pd«Il ministro Poletti si faccia da parte». Questo è il titolo di una lettera aperta e firmata, pubblicata da un gruppo di iscritti al partito, la maggior parte dei quali nell’organizzazione giovanile.

Quindi, da tutti i fronti, l’opinione è la medesima: Giuliano Poletti non può rimanere ministro del Lavoro di questo Paese. Deve dimettersi immediatamente. È ridicolmente inadeguato. Ma, d’altra parte, uno che, militando sin da giovanissimo nel Partito Comunista Italiano, costruendosi una solida carriera nella LegaCoop (con uno stipendio di quasi 200mila euro l’anno), che ne sa di cosa significa dover andare all’estero per cercar fortuna?

Inoltre, Poletti non ha minimamente idea di quali siano le angosce di un genitore che è costretto a lasciar andare il proprio ragazzo all’estero pur di avere uno traccio di lavoro. Il figlio Manuel, guarda i casi della vita, attualmente è presidente di Media Romagna soc.coop., una cooperativa che fa parte di LegaCoop Romagna e che edita un un giornale – SetteSereQui – di cui, indovinate?, è direttore lo stesso Manuel Poletti. Come cooperativa editoriale, il giornale di Poletti jr ha ottenuto i contributi pubblici all’editoria. Più di mezzo milione di euro in tre anni.

Tanto basta per pretendere che tolga il disturbo. Citandolo, questo Paese non soffrirà a non averlo più fra i piedi.

Articoli correlati

Un Commento

*

Top