Lazio: delusione sì, ma nessun dramma o ridimensionamento 

Se ad inizio campionato avessero detto ai tifosi biancocelesti che il 2016 si sarebbe chiuso con 34 punti (frutto di 10 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte), tutti avrebbero firmato col sangue.

Ecco perché il ko di San Siro rappresenta sì una delusione, una battuta d’arresto per la Lazio sul momento più bello, ma non è affatto un dramma e non deve assolutamente ridimensionare i piani di allenatore e tecnico. 

Per diversi motivi. Il primo perché nelle ultime 11 partite sono arrivati ben 6 successi, 3 pareggi e 2 sconfitte. Sono numeri importanti, di una squadra che vuol tornare in Europa. Il secondo è senza dubbio il primo tempo di ieri, dove i biancocelesti hanno dominato in lungo e in largo l’Inter (come con Roma, Sampdoria e Fiorentina), mancando il gol del vantaggio in più occasioni.

È una squadra giovane la Lazio che paga quel po’ di inesperienza dei giocatori, quella che non ti permette di avere la malizia necessaria per battere formazioni di prima fascia. Se ci giochi, le deridi, ma non fai gol, alla fine ti puniscono. Ed è quello che è successo ieri e in altre gare.

Manca ancora quel pizzico di cinismo e di cattiveria della grande squadra, ma la Lazio resta la vera rivelazione del campionato. Un gruppo giovane in grado di battere quasi tutti, perdendo solo con Juve, Milan, Roma ed Inter.

Dispiace non passare il Natale più indimenticabile degli ultimi anni, coronato con la vittoria a Milano e magari un secondo posto, ma l’obiettivo è adesso quello di battere il Crotone e riprendere il cammino.

Inzaghi sta facendo benissimo nel lanciare e insistere con i giovani laziali. Forse in molti dimenticando come ha preso la squadra in ritiro, in che condizioni, tra lo scetticismo generale della piazza. Ed anche con una panchina abbastanza corta con cui deve fare i conti, grazie anche ad alcuni oggetti misteriosi comprati da Tare e dal presidente.

Dispiace invece per la Primavera, perché 5 gol dalla Roma pesano. Ma questo è il risultato di non aver più puntato, da due anni, su giovani forti. Sbagliando pure le scelte di selezionatori e allenatori e smantellando uno dei punti storici di forza della Lazio. E pure di Lotito, che negli ultimi anni aveva vinto molto.

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