GF Elettronico: il boom delle telecamere contro il crimine

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L’occhio elettronico del “Grande Fratello” ci segue ovunque. Tra dispositivi pubblici e privati sono più di 3 milioni le telecamere di sicurezza installate sul territorio italiano.

I grandi cambiamenti, l’urbanizzazione straripante, l’enorme quantità di borseggiatori che si aggirano per strada e la costante minaccia del terrorismo, ci pongono dinnanzi a un’incessante percezione del pericolo. E allora, per provare quantomeno a contenere questo soffocante senso di angoscia, la nostra società ha chiesto ausilio alla tecnologia, sperimentando diversi sistemi di prevenzione e monitoraggio. Fra tutti, le telecamere di sicurezza, seppur con le numerose critiche che si portano dietro, sembrano rappresentare il miglior toccasana. Ma oltre alla solita questione della privacy (divenuta oramai un evergreen), c’è il serio rischio che la videosorveglianza diventi un misero alibi per tagliare ulteriormente i finanziamenti alle forze dell’ordine. E infine, c’è anche la questione dei costi, perché con gli appalti di installazione e di manutenzione della videosorveglianza c’è chi si arricchisce, e neanche poco.

Secondo le stime, sono più o meno tre milioni, tra pubbliche e private, le telecamere di sorveglianza installate su tutto il territorio italiano. Una ogni 20 abitanti. E in alcuni punti, come a Grottasecca, nell’alta Langa, si arriva al record di una ogni sette. Nel piccolo paesino in provincia di Cuneo, da tempo ostaggio dei topi d’appartamento, il sindaco Adriano Manfredi ha deciso di procedere all’installazione di un’efficiente struttura di videosorveglianza. Non solo, il primo cittadino ha voluto piazzare un sistema di varchi all’ingresso del paese, che fotografa (anche di notte) le targhe di tutte le auto in entrata e in uscita. Il costo? 22mila euro per 21 dispositivi. “Un prezzo – a detta di Manfredipiù che accettabile, se si pensa che grazie a queste telecamere sarà più facile risalire all’identità di persone che fanno appostamenti ripetuti e sospetti, soprattutto in auto. In più, – continua il sindaco – saranno utili anche per contrastare il fenomeno di scariche abusive e l’errato utilizzo dei bidoni dell’immondizia”.

Secondo un dato non ufficiale, le telecamere “pubbliche”, controllate quindi dalle forze dell’ordine, sono più di 200mila. “I costi variano dai 500 fino a 1000 euro per ogni dispositivo, cui vanno aggiunte le spese per l’installazione di ogni apparecchio, che arrivano a migliaia di euro. La spesa complessiva è valutabile intorno ai 200 milioni” afferma il vice-questore Filippo Bertolami, che da anni denuncia malfunzionamenti, falle nella sicurezza e spese fuori controllo nei sistemi di videosorveglianza. Dalle piazze ai musei, dai monumenti agli incroci stradali, dalle banche alle corsie preferenziali, dai parcheggi ai mezzi pubblici: l’occhio elettronico del “grande fratello” ci segue ovunque. Ma molto spesso osserva e basta, non registra. Difatti, come accusa Bertolami, “a Roma ci sono circa 6500 impianti, gestiti da trenta diverse sale operative e senza il software più avanzato”. Nel febbraio 2015, quando Napoli si prepara la visita di Papa Francesco, il prefetto Maria Gerarda Pantalone denuncia al Corriere del Mezzogiorno: “L’85% delle telecamere presenti sul territorio non funziona, manca la manutenzione”. Nell’ottobre 2015, un servizio di “Striscia la notizia” mostra come alla stazione di Palermo tutti gli apparecchi di sorveglianza sono fuori uso. Insomma, uno spreco davvero enorme, visti i costi di acquisto e manutenzione di ogni dispositivo. Senza considerare poi la questione privacy, spesso barattata (a nostra insaputa) con la promessa di un’eventuale maggior sicurezza.

In più ci sono le telecamere private: banche, ambasciate, supermercati, negozi, uffici. Anche l’uso comune tra cittadini sembra crescere ogni giorno in maniera esponenziale. Dal momento che non è richiesta nessuna autorizzazione al montaggio, è impossibile stabilire con certezza il numero di sistemi di sorveglianza presenti sul territorio italiano. Si stima siano più di due milioni, e sempre in continuo aumento. “Una volta un sistema di videosorveglianza costava centinaia di euro. Oggi siamo arrivati a una ventina di euro per i dispositivi più semplici fatti in Cina. Per un prodotto più raffinato si resta sotto i cento”, fanno sapere gli esperti del sito telecamerevideosorveglianza.org. La tecnologia al giorno d’oggi ha raggiunto livelli altissimi: sistemi che trasmettono immagini e riprese in tempo reale sullo schermo del nostro smartphone e programmi in grado di analizzare le riprese e evidenziare anomalie (ovviamente a un prezzo maggiore). “Le telecamere arrivano ovunque. C’è perfino chi comincia a metterne in casa. In ogni stanza” affermano sempre da telecamerevideosorveglianza.org. Da chi ha il terrore dei ladri ai mariti che tengono d’occhio le proprie mogli (e viceversa), da coloro che riprendono il lavoro delle baby sitter ai genitori che sorvegliano i propri. Insomma, telecamere che fanno da tutore della legge, ma anche da padre e madre. Il controllo elettronico, sembra proprio aver preso il posto della fiducia. Ma non va comunque dimenticato il forte contributo che i dispositivi di videosorveglianza hanno dato alla lotta contro il crimine. A Milano per esempio, grazie alle riprese delle telecamere, le forze dell’ordine sono riuscite a risalire all’identità di Elias Moni Ozuna, il killer coinvolto nella sparatoria di piazzale Loreto del 12 novembre scorso, in cui perse la vita un domenicano. Non solo. All’inizio del 2016, i sistemi di sorveglianza montati su ogni taxi (sia all’interno che all’esterno), hanno contribuito all’arresto di un pluripregiudicato romano. Le telecamere hanno colto un particolare: una sbiadita salamandra tatuata sul collo. Grazie alle riprese, l’uomo che per mesi è stato l’incubo di tutti i tassisti del capoluogo lombardo, è stato finalmente arrestato.

Un ausilio per le forze dell’ordine o un nemico per la nostra privacy? Il dibattito è destinato a proseguire ancora a lungo. Ma una cosa è certa: il “Grande Fratello” profeticamente descritto da Orwell in “1984”, uno dei migliori romanzi del ‘900, si è solo sbagliato di qualche hanno.

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