Le lacrime di Virginia Raggi danno fastidio

Il pomeriggio del 24 dicembre, vigilia di Natale, la Sindaca di Roma Virginia Raggi ha partecipato ad una messa presso l’ostello Luigi Di Liegro della Caritas di Roma.

Fin qui niente di eccezionale e forse la “grande stampa” nemmeno avrebbe dato la notizia se non fosse per il fatto che la Virginia in oggetto ha osato commuoversi per ben due volte nel corso della cerimonia. La prima volta mentre ascoltava la celebre melodia natalizia Tu scendi dalle stelle suonata da un violino e poi quando ha preso brevemente la parola per un saluto.

Ora si possono avere tutte le riserve politiche sulla Sindaca di Roma ma ci sembra che certa stampa, che ha ironizzato su due momenti di commozione che sono sembrati ambedue spontanei e non voluti, voglia a tutti i costi criticare un esponente politico solo perché magari appartiene al mondo dei pentastellati.

Virginia Raggi prima di essere il primo cittadino della capitale è soprattutto una donna e una mamma e se non è riuscita a frenare la sua emozione anzi l’ha lasciata sfogare senza vergogna e senza timore di essere criticata, questo va ascritto solo a suo merito. Perché negare che ci sono delle musiche che, in ognuno di noi, provocano una particolare emozione per i più svariati motivi e se poi queste musiche vengono eseguite in contesti particolari come quello dell’ostello della Caritas dove certo non transitano ricchi industriali ma solo povera gente che non sa dove andare a dormire la notte e soprattutto la notte di Natale, perché strumentalizzare politicamente anche questa fragilità umana che invece dovrebbe avvicinare di più i cittadini ai propri amministratori.

Vero è che in questo paese ci sono lacrime e lacrime. Ci sono le celebri lacrime della Ministra Fornero che, mentre annunciava una batosta per centinaia di migliaia di famiglie, faceva scendere le sue lacrimucce che, a fronte della motivazione, non hanno commosso nessuno tranne il solito Roberto Benigni supportato da una stampa radical chic che definì quel momento un atto di “grande umanità” mentre forse era solo la naturale reazione di una donna che sapeva benissimo la tragedia che stava portando dentro tantissime famiglie. Ecco, pur non essendo della stessa famiglia politica di Virginia Raggi, ci sembra invece che la commozione della Sindaca, nell’ascoltare un brano musicale come quello scritto da Sant’Alfonso Maria De’ Liguori in un contesto di povertà come quello dell’ostello della Caritas, sia un sincero segno di partecipazione verso coloro che, non certo per colpa della Raggi, vivono di giorno in mezzo alla strada e la notte trovano un ricovero grazie non allo Stato ma alla Chiesa.

Così come non si può certo accusare la Raggi di aver creato questo “momento complesso”, così come lei ha definito l’attuale momento politico e sociale della capitale e menzionando il quale ha avuto un momento di visiva emozione. Insomma a Virginia Raggi si possono muovere mille critiche, soprattutto per le scelte sbagliate dei suoi diretti collaboratori, ma non ce la sentiamo di metterla alla gogna mediatica perché si commuove non davanti alla selezionata platea della nuvola di Fuksas ma davanti una platea di barboni e senzatetto che assistevano ad un rito religioso.

Come al solito siamo, quindi, all’ennesimo tentativo di delegittimare tramite la “culpa lacrimandi” un esponente politico che seppur ritarda nel far vedere i risultati immediati della sua ascesa al Campidoglio sta denunciando dalla mattina alla sera i difetti e le magagne delle precedenti amministrazioni comunali. Ecco, magari quelle lacrime di commozione rappresentano l’ennesima denuncia nei confronti di una politica che nei decenni scorsi ha creato questo disagio sociale nella capitale e per questo sono lacrime che danno solo fastidio

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