Lazio e Roma: tra tifosi caldi e tiepidi, c’è sempre il gioco sporco dei media

tifosi

L’ultima uscita è stata quella di Dado (stiamo parlando di Dado eh, mica di Sordi o Verdone) che ha preso in giro i laziali, la sindaca Raggi e suo figlio di 12 anni tifosissimo biancoceleste (clicca qui). Pochi giorni fa era stata la volta di Andro Merkù divenuto famoso suo malgrado per la battuta vergognosa “meglio l’acqua che un bel razzo” (clicca qui) che ha fatto tornare in mente l’assassinio di Vincenzo Paparelli e infuriare il popolo laziale.

Prima ancora ci avevano pensato i vari Gasparri, Storace & Co (“meglio un figlio frocio che laziale”) a lanciare frecciatine ai “cugini” e ad accendere il derby della Capitale e la rivalità cittadina. E poi ancora Totti e De Rossi in campo, fronteggiati con gli stessi modi (anche più da duri) soltanto da Di Canio. Negli anni ’70 ad incarnare perfettamente lo stile dell’aquila ci pensava sempre Chinaglia.

Peccato però che tanta sfacciataggine e certe frasi di sfida arrivino quasi sempre da vip (e “vip”) romanisti. Sarebbe anche bello (e ora) se ci fosse un reciproco sfottò (ma guai a chi oltraggia Paparelli) anche dall’altra sponda così da evitare ogni volta che siano poi i tifosi laziali a dover scendere in campo per protestare contro questi personaggi che si prendono libertà di ogni tipo.

Ma, appunto, i personaggi famosi biancocelesti esistono oppure no? Verrebbe da chiedersi questo se non si conoscesse perfettamente la verità, ovvero che esistono eccome. Ma, è brutto dirlo, molti preferiscono “nascondersi”. Dichiarare la propria fede calcistica per la Lazio, a Roma, non paga. Non tutti sia chiaro, perchè molte volte la colpa è dei media che pur sapendo benissimo la fede dei rispettivi vip, interpellano solamente quelli giallorossi. Un esempio lampante viene dal Messaggero che, nel momento del bisogno non perde mai occasione di chiedere “soccorso” ad uno Gigi Proietti di turno (anche in prima pagina), grandissimo tifoso romanista, ma che non fa lo stesso per il noto scrittore Alessandro Piperno o Federico Moccia. Laziali, che non nascondono la propria fede ma che non vengono mai chiamati in causa perchè deve forse deveprevalere una solo squadra in città. Così come Giorgio Montefoschi scrittore e critico del Corriere della Sera e Franco Cordelli, anch’egli scrittore e critico teatrale del CdS. Laziali pure loro, ma mai interpellati.

Altro esempio macroscopico viene dal presidente del Coni Giovanni Malagò. “Romano e romanista”, “Romano e romanista”, “Romano e romanista“, lo avrete letto e sentito centinaia di volte. Lo stesso non è accaduto per il suo antagonista Raffaele Pagnozzi (suocero di Alessandro Nesta) e per i predecessori Gianni Petrucci e Mario Pescante, lazialissimi sì, ma che hanno sempre nascosto il proprio tifo per voler dimostrare di essere super partes.

Poi ci sono quei vip biancocelesti che si fanno vedere solo quando le cose vanno bene. Vedi Nino Tronchetti Provera, cugino del più famoso Marco che negli anni della Lazio di Cragnotti era sempre in prima linea e Fabio Cerchiai, presidente Unipol.

Ed ancora, messaggi d’amore da parte di un Enrico Brignano, ad esempio, è quasi impossibile che arrivino a destinazione. Oppure da un Christian De Sica, che ha ammesso sì di esser simpatizzante biancoceleste, ma non ha mai speso una sola parola per difendere quella che dovrebbe essere la sua squadra. Il suo “compagno” d’avventure, Massimo Ghini, quasi ogni giorno ribadisce invece il concetto di quanto sia romanista nel sangue Per non parlare del cantante Tiziano Ferro, laziale che ha sempre infilato la testa sotto la sabbia: mai fatta una dichirazione come si deve. O di Giorgia, altra tifosa “timida” così come l’attore Giorgio Pasotti. Meglio non farsi troppi nemici in giro.

E poi ancora Stefano De Grandis di Sky, laziale e figlio di un grande laziale come il giornalista di “Paese Sera” Mimmo De Grandis. Lo sanno anche i muri quanto sia un sostenitore biancoceleste, eppure in televisione è sempre stato attento a non farlo intuire più di tanto (lo incontri poi fuori dagli studi Sky ed è un piacere sentirlo parlare di Lazio). Anche se i suoi colleghi (primo fra tutti un Angelo Mangiante) mica si vergognano di essere romanisti. Oppure il campione Nba Andrea Bargnani che qualche anno fa chiese e si fece regalare la maglietta di Paolo Di Canio autografata.

Non si sono mai nascosti invece, ribadendo senza alcun timore “Io sono della Lazio” l’attore e doppiatore Francesco Pannofino che nei giorni scorsi aveva dichiarato di “non essermi mai vergognato  della mia fede calcistica” e ammesso come “spesso i vip laziali si nascondono un po’ rispetto a quelli romanisti che sono di più e si sentono più forti”; Anna Falchi, celebre il suo spogliarello nell’anno dello scudetto biancoceleste, il giornalista Giampiero Galeazzi e l’atleta Andrew Howe. Un piccolo sforzo in più lo si potrebbe pretendere ogni tanto da Enrico Montesano e Pino Insegno.

Complice anche una stampa filo romanista, quanta fatica per tutti gli altri vip laziali definirsi tali! Sembrano pochi, ma in realtà ce ne sono a decine. Molti preferiscono però rimanere nell’ombra, altri non vengono proprio interpellati dai giornalisti

Ecco, i tifosi però chiedono che ogni tanto tirino fuori la testa dal guscio. Almeno quando viene toccata la memoria di Paparelli o quando anche un Dado di turno si permette di fare ironia spicciola.

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3 Commenti

  1. Gianmaria Framarin said:

    Ma che è questo, un articolo filo-laziale?
    E’ questo per caso un blog laziale?
    No, quindi c’è spazio anche per me, e allora ti ribadisco, per amor di verità, i fatti: non è mica colpa mia, o dei “VIP” romanisti o di qualsiasi romanista se i “VIP” laziali non hanno coraggio di fare “outing”… ma siccome il laziale tipico è solito dare colpe al romanista di turno, altrimenti non esisterebbe nemmeno il “quid” d’essere laziali (è un’evidente reazione al fatto che Roma è giallorossa in schiacciante maggioranza), beh, a-ri-eccoci alla solita cantilena…
    A ‘sto punto, perché non la chiudete con le solite pretese tipiche vostre, del tipo “noi patrizi, voi plebei” (io plebeo e con onore!) o “noi semo nati prima, avemo portaro er carcio Roma”, ecc.?
    Dico, se dovete ripetere il “mantra” tipico dei laziali, ripetetelo dalla A alla Z, sfruttate l’occasione, no?
    Tanto noi altri siamo abituati a ricevere da voi qualsiasi tipo d’insulto, a differenza vostra però a noi ce ne frega assai poco… cosa volete che contino per noi le vostre “patenti” di “vero tifo”, di “nobiltà”, di “contro tutti”? Nulla. Perché il romanismo è POPOLO, è un sentimento REALE, scorre nelle vene, e se c’è anche una buona fetta di romanisti molto tiepidi e “per sentirsi romani”, ‘sti ca…..voli. Io dialogo solo con chi sente la passione nelle vene, e non c’è alcuna ricostruzione mitologica biancoceleste (o biancazzurra, o biancoblu, fate pace coi vostri colori sociali, please…) che possa negare la realtà dei fatti.
    Pijatevela co’ ‘sti VIP che c’avete, la colpa è loro, non certo nostra.

    P.S.: aridaje co’ Giorgio Pasotti laziale… uno di Bergamo mo’ sarebbe laziale? Pasotti è INTERISTA, l’ha detto svariate volte, poi, vivendo qui, ha la Lazio come seconda squadra… che fate come co’ Bud Spencer? Ve prego… ne vedo di liste di presunti tifosi laziali che sono totalmente inventate…

  2. pina said:

    Paolo, complimenti per l’articolo che rende bene l’idea. Sarò di parte ma i “miei” mi sembrano tutti più preparati, più belli. Loro debbono mettersi in mostra, fare caciara per farsi conoscere. Loro so’ de più. Dire che siamo la prima squadra della Capitale a me non importa. Perché IO LO SO. Conosco la nostra storia. Però debbo farti un appunto hai dimenticato Giancarlo Governi. Senza di lui non esisterebbe la storia della nostra TV.Buon Anno anche al nostro Guido Paglia, laziale di spessore.

    • Gianmaria Framarin said:

      Eh sì, spessore fascista, soprattutto. Te prego, non vomitiamo…
      “Ti sembrano”, bravo, almeno su questo sei onesto… sai che è una tua percezione del tutto soggettiva…
      Siamo di più? Bravo, anche questo è un dato di fatto, sei abbastanza obiettivo…
      Ma poi ripiombi nella classica lazialità quando dici che “DOBBIAMO metterci in mostra e fare caciara per farci conoscere”… fijo mio, è PALESE che a Roma siamo talmente tanti da non aver bisogno di fare proprio alcunché… semmai, hai notato che la maggior parte delle scritte sui muri di Roma sono vostre? A me pare che siate voi quelli che debbano mostrarsi, altrimenti nun ve se vede…
      La “caciara” a cui fai riferimento è pura passione, e ti capisco, perché a voi questo accade raramente, è tipico delle minoranze. Guarda che non scherzo. Io sto con le minoranze, da sempre, anche se non ne faccio parte…
      Nati prima? Ma tu lo sai che a me questo va non bene, ma de più? E non sono il solo romanista a pensarla così, anzi… siete più vecchi… non ho mai capito cosa ci troviate di così vantaggioso…
      Bye. :-p

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