Ugl: Capone si è accorto di essere “lui” il Segretario Generale

paolo capone ugl

L’anno che si sta chiudendo dal punto di vista dell’attività sindacale non è certo uno di quelli da trasmettere alla storia. Questo discorso vale per tutte le organizzazioni da Cgil a Cisl e da Uil a Ugl che, sia a livello confederale che a livello categoriale, si lasciano alle spalle un anno non certo felice per i lavoratori italiani.

L’ultima trattativa, in ordine di tempo, a perdere è stata quella di Almaviva, uno dei call center più importanti d’Europa che proprio in questi giorni di festa vede 1.666 lavoratori ricevere le lettere di licenziamento. Insomma un anno da dimenticare sotto tutti gli aspetti per Cgil, Cisl e Uil senza parlare dell’Ugl che anche in questo quasi trascorso 2016 ha fatto parlare delle sue diatribe interne legate alla nomina di Francesco Paolo Caponeche, nel 2014, è stato eletto in modo non certo giuridicamente valido, come ha sentenziato per ben due volte il tribunale di Roma, segretario generale di quell’organizzazione che si definisce erede e portatrice dei valori della vecchia Cisnal.

Non vogliamo oggi riproporre una cronaca che abbiamo ampiamente fatto tutte le volte che è successo qualcosa all’interno del sindacato di Via delle Botteghe Oscure ma vogliamo far presente ai nostri appassionati lettori del “caso Ugl” come proprio in questo fine d’anno si debba riscontrare un’ulteriore frattura tra le posizioni di Paolo Capone e quelle del binomio Polverini/Cetica.

Come già scritto recentemente su queste pagine il tentativo di delegittimare e sostituire Paolo Capone da segretario generale dell’organizzazione è fallito grazie alla marcia indietro di un nutrito gruppo di dirigenti sindacali che avevano firmato un documento di sfiducia, che i maligni affermano essere stato suggerito da Renata Polverini e Stefano Cetica. Ovviamente le firme dei due (Polverini e Cetica) non figuravano sul documento quindi la “malignità” rimane solo una illazione anche se come diceva il vecchio Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma ogni tanto ci si azzecca”. Rimane il fatto che Capone ha, di fatto, impedito una “congiura di palazzo” che, sempre a detta delle malelingue, voleva riportare Renata Polverini sulla poltrona di segretario generale dell’Ugl e iniziato una controffensiva che l’ha portato anche ad avvicinarsi a Giorgia Meloni “scaricando” la deputata di riferimento che è sempre stata Renata Polverini.

Tutto questo accadeva due mesi fa (sembra un secolo) ma la notizia più esplosiva è che la segreteria confederale, nella sua ultima riunione, ha dato mandato al segretario generale Francesco Paolo Capone per discutere il rientro nelle strutture di categoria della confederazione di Stefano Conti, segretario generale dell’Ugl Telecomunicazioni. Stefano Conti è stato il più feroce oppositore del gruppo che nel luglio del 2014 portò in modo anomalo Capone alla segreteria generale. Per questo motivo gli sponsor di questa operazione, Renata polverini e Stefano Cetica, si sono da sempre opposti al rientro di questo sindacalista, peraltro amato e seguito dalla base della sua categoria, che fu espulso insieme a tanti altri solo perché chiedeva il rispetto delle regole.

Anche se ufficialmente nulla si sa sui termini del “mandato a trattare”, chiesto ed ottenuto da Capone per riportare all’ovile un dirigente sindacale di spicco come Conti, evidentemente questa mossa non deve essere piaciuta alla ex sodale di Capone, la signora Renata Polverini, che, da indiscrezioni giunte in redazione, sembra aver “bruciato” le linee telefoniche tra Parigi e Roma nel disperato tentativo di trovare consensi affinchè a Stefano Conti venga impedito il rientro in Ugl. La Polverini, che sta trascorrendo il periodo di fine d’anno nella capitale francese dove possiede uno dei tanti appartamenti che risulta avere in proprietà oltre ai tre appartamenti in Italia e sei box (dati risultanti dalla dichiarazione per la pubblicità della situazione patrimoniale dei deputati), sembrerebbe molto contrariata dall’eventualità di un ritorno di Conti nelle fila ufficiali dell’Ugl.

Il motivo forse è da ricondurre al fatto che Stefano Conti non ha mai fatto segreto della sua convinzione che tutta la manovra che ha, di fatto, polverizzato l’Ugl sia stata opera della stessa Polverini che ha avuto però l’abilità di non apparire mai in prima persona. Il dato ufficiale è che ci sono state espulsioni eccellenti e decine di denunce che i contendenti si sono fatte reciprocamente. Ancora oggi pende un giudizio che verrà discusso proprio nel mese di gennaio avverso alla terza elezione di Capone e che porta la firma proprio di Stefano Conti. Insomma sembra che Capone tutto d’un tratto sia reso conto che è lui il segretario generale e, anche alla luce della scampata congiura, voglia ora fare di testa sua cercando di ricompattare la confederazione e salvare la dignità di una sigla che negli ultimi due anni è stata messa a rischio da una guerra intestina che, comunque, ha lacerato tutta l’organizzazione. Noi registriamo la cronaca come stiamo facendo da oltre due anni e registriamo anche con soddisfazione che questa mossa di Capone va nella direzione che anche da queste colonne ci permettevamo di suggerire da quel fatidico luglio del 2014.

Non sappiamo quale sarà l’evoluzione di questo mandato che Capone ha ricevuto dalla segreteria confederale ma un dubbio ci viene proprio dalle cronache dei fatti precedenti e una domanda ci viene spontanea: come sarà possibile conciliare la presenza nella stessa organizzazione di una forte personalità come quella di Stefano Conti con la presenza di due personaggi come Renata Polverini e Stefano Cetica? Aspettiamo l’evolversi della situazione che comunque non potrà andare oltre la data dell’udienza fissata per il prossimo mese davanti al giudice Garri (quello che già una volta ha annullato l’elezione di Capone). Certo è che Capone qualche conto se lo deve essere fatto anche in previsione del fatto che la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale che uscirà il prossimo 24 gennaio provocherà quasi sicuramente una scomposizione e una ricomposizione diversa delle forze politiche e che la Polverini, probabilmente, resterà con l’ala Berlusconi/Alfano/Verdini che ha dichiarato di non volere all’interno della sua coalizione “estremisti e populisti” facendo un chiaro riferimento alla Lega e a Fratelli d’Italia.

A quel punto un ruolo importante per ricostruire la storia della destra potrebbe essere svolto proprio dall’Ugl che potrebbe riassorbire gran parte della diaspora che, dalla fine di Alleanza Nazionale ad oggi, ha di fatto polverizzato tutta un’area politica. Alla fine Capone se non si lascia intimidire e mantiene la barra ben salda, come sembra stia facendo da due mesi, può aspirare ad essere considerato a pieno titolo il segretario generale dell’Ugl. Nel frattempo… la guerra continua.

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Un Commento

  1. Giuseppe said:

    Senza tanti giri di parole, la soluzione per l’attuale segretario generale UGL è una sola e obbligata: cacciare senza tentennamenti e compromessi dal sindacato il duo Polverini-Cetica, principale responsabile della deriva politica e sindacale di quest’organizzazione pressoché disintegrata. Per parecchi anni è stata compartecipe a tutti i livelli dello sfascio contrattuale e sociale subìto dai lavoratori e dai pensionati italiani, promuovendo di contro in maniera ridicola e penosa, oltre che pelosa, attraverso la sua appendice SEI, iniziative a favore degli invasori dell’Italia, che, come tutti gli altri sodali dell’ammucchiata politicante destro-sinistra e sindacale nostrana e delle organizzazioni “assistenziali” clericali mascherate da Onlus, si ostinano a definire, con massicce dosi di stomachevole e bavoso politicamente corretto, “profughi” e “rifugiati”. Sul fronte sindacale italiota, invece, è sempre più evidente l’abbandono al loro destino dei contratti nazionali e dei diritti dei lavoratori, sempre più assediati e rinchiusi nella riserva della precarietà e del dumping sociale, grazie alla formula magica della cd. “concertazione” con qualsiasi governo al potere; formula che, tradotta dal sindacalese, significa semplicemente “do ut des”, alla faccia dei lavoratori e delle loro tutele.
    Ma, conoscendo i personaggi e l’ambiente, sono dell’opinione che nessuno del cast dei commedianti voglia andare alla guerra, e l’epilogo naturale della nuova tragicommedia sarà il compromesso a tutti i costi, perché l’obiettivo finale resta sempre e comunque il solito: trovare un sistema di “concertazione” delle finanze interne che possa soddisfare tutti i contendenti.

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