Strage Acca Larentia: tre ragazzi sono morti inutilmente?

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Ieri, nel trentanovesimo anniversario della strage di Via Acca Larentia, per il rispetto dovuto ai caduti questa testata ha scelto il silenzio. Oggi, invece, si vuole lanciare una riflessione su quanto accadde quel 7 gennaio del 1978, quando Franco Bigonzetti studente universitario di 20 anni e Francesco Ciavatta, anch’egli studente di 18 anni, venivano assassinati da un commando che fece fuoco su un gruppo di giovani che stava uscendo dalla sezione del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larentia.

Tre di loro riuscirono a barricarsi dentro la sezione e si salvarono. Poco più tardi, mentre tantissimi giovani si radunavano sul posto della strage chiedendo giustizia, scoppiarono alcuni tafferugli e Stefano Recchioni cadde sotto un colpo mortale sparato da un capitano dei carabinieri ad altezza d’uomo.

Alcuni mesi dopo, il padre di Ciavatta in preda alla disperazione si tolse la vita bevendo una bottiglia di acido muriatico. Da allora, ogni anno viene commemorata questa strage, senza sentimenti di odio e di vendetta, ma per chiedere che esca la verità e si faccia giustizia.

Purtroppo, a distanza di trentanove anni, ancora ci sono lati oscuri che coprono responsabilità precise e in parte anche individuate. Da allora, ogni anno, la comunità politica di cui facevano parte i tre ragazzi assassinati si raccoglie nel punto in cui morirono i giovani, colpevoli solo di avere un’Idea e per quell’Idea aver lottato fino alla fine. I primi anni furono commemorazioni in cui tutta quella comunità missina si ritrovava per onorare con il rito del “Presente” Franco, Francesco e Stefano poi con l’andare degli anni hanno cominciato a svolgersi commemorazioni separate tra chi era rimasto all’interno dell’area ex missina e coloro che avevano scelto altre strade con particolare riferimento a quella extra parlamentare.

Sì, perché come ha raccontato Francesca Mambro in un’intervista rilasciata anni fa al Corriere, “Acca Larentia segnò la rottura definitiva di molti di noi con il Msi”. Oggi, dopo trentanove anni, dobbiamo invece registrare come il ricordo per quei tre giovani che oggi potevano essere uomini realizzati nel lavoro e con una famiglia, invece di unire una comunità la divide stando alle molteplici commemorazioni che si sono tenute in orari e momenti diversi.

Infatti, le varie anime di quella che nel 1978 era una sola comunità politica, hanno scelto di onorare separatamente quei tre ragazzi morti ammazzati e ricordati solo un giorno all’anno. Così è avvenuto che la parte che fa capo a Fratelli d’Italia si è recata la mattina a deporre una corona di fiori con una delegazione guidata da Fabio Rampelli; altrettanto ha fatto Azione Sociale di Gianni Alemanno ma in un momento distinto da quello di Fratelli d’Italia. Ci sono poi state le due cerimonie del Presente tenute da Forza Nuova e da CasaPound che ha anche organizzato una fiaccolata silenziosa per le vie della Capitale. Infine gli appartenenti alla ex Avanguardia Nazionale che hanno deciso di deporre una corona presso il cimitero del Verano alla stele dei martiri fascisti.

Insomma la diaspora di una comunità che nemmeno nel ricordo di quel che accadde il 7 gennaio riesce a ritrovare la forza e il coraggio dell’unità. Se Franco, Francesco e Stefano fossero ancora tra noi, non sappiamo se si riconoscerebbero ancora in quell’entusiasmo, in quella passione e in quella militanza che a loro è costata la vita e ad altri magari un seggio in parlamento.

Una comunità che ha perso il Valore dell’unità non è più una Comunità ma si riduce ad un semplice insieme di persone che nulla hanno a che fare, con tre ragazzi che videro le loro vite spezzate dall’odio politico. Questa divisione, se vuole perpetuarsi, sta rendendo inutile il sacrificio di Franco, Francesco e Stefano. Lo stesso Maurizio Lupini, che insieme a Vincenzo Segneri e Giuseppe D’Audino, riuscì a scampare miracolosamente alla mattanza di Acca Larenzia, in un’intervista al Tempo ha fatto sapere che, proprio per colpa di queste divisioni, non sarà presente alle commemorazioni che si terrano in via Acca Larentia aggiungendo: “Abbiamo pensato di celebrare una messa per ricordare in silenzio. Meditare per immergersi in quel momento: è il modo giusto per onorare quei ragazzi. Sono anni che, personalmente, non vado ad Acca Larenzia proprio perché non ho condiviso che ci siano gruppi che si arrogano il diritto di rivendicare il ricordo. Il ricordo è di una comunità intera per i messaggi positivi che da questa sono giunti. Il ricordo di ragazzi che avrebbero voluto vivere come noi e oggi non ci sono più». Sicuramente questo è il miglior modo di Onorare tre ragazzi cui è stato negato il diritto alla vita e ancor peggio è stato negato il diritto alla Giustizia.

Un Commento

  1. Giuseppe said:

    Sì, è proprio così, sono morti INUTILMENTE, come tantissimi altri ragazzi di destra e di sinistra, idealisti in buona fede, sacrificati sull’altare della peggior politica politicante a vantaggio delle poltrone parlamentari dei furfanti al vertice del MSI e del PCI, i due partiti di sistema che hanno vergognosamente cavalcato la tigre dei cd. “opposti estremismi”. Una strategia criminale messa in atto dai democristiani al governo (ma di “brevetto” estero) e sostenuta dai partiti della cd. “opposizione” per i loro sporchi giochi di equilibri di potere e per il loro miserabile tornaconto.
    Il tutto si traduceva nell’anacronismo ideologico e storico dell’anticomunismo e dell’antifascismo. Da un bel pezzo che erano passati e il 1919 e il 1945. Yalta regnava sovrana, e le due cosche politicanti, al servizio dei due padroni del mondo, avallavano tutte le peggiori strategie destabilizzatrici delle intelligence straniere (destabilizzare per stabilizzare, era la parola d’ordine dei burattinai): gli uni, gli impresentabili missisti, sciuscià della Nato, filo atlantici e filo sionisti (rivoluzionari pseudo fascisti da operetta), gli altri, i comunisti all’amatriciana, obbedienti agli ordini di Mosca.
    Ragazzi sfruttati per gli interessi politici dei capi bastone missisti che sull’inutile sacrificio di questi ragazzi ci hanno campato per anni. Basti richiamare alla mente la famigerata e infame affermazione di uno di questi ras, Giulio Caradonna. Per attirare i giovani più recalcitranti, che si richiamavano all’ultimo fascismo repubblicano e di sinistra, onde portarli nella trincea di destra “è necessario farli scontrare con quelli di sinistra; più si scontrano con i rossi e più accettano le logiche di destra”.
    Dunque, sarebbe opportuno che molti dei figuri contemporanei, eredi politici dei mascalzoni d’un tempo, tacessero e smettessero di sfruttare politicamente la morte di tanti poveri ragazzi, traditi nei loro ideali da una schiatta d’impostori senza onore e senza vergogna, che hanno costruito sul loro sangue le proprie carriere politiche e le proprie fortune economiche.

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