Mistero Unicredit: dallo stress test superato all’aumento di capitale

unicredit mustier

Cosa c’è dietro l’aumento di capitale, pari a due volte quello richiesto dalla Bce, previsto nel piano industriale del nuovo ad di Unicredit, Jean Pierre Mustier?

L’instabilità politica, soprattutto in Italia, troppo spesso ha rappresentato il terreno ideale su cui attuare dinamiche economiche, come vere e proprie scalate ai patrimoni finanziari di casa nostra. La svendita di colossi italiani – come è stato raccontato più volte su questa testata – da tempo è in atto con la complicità dell’assenza della politica. Nella lista di Outlet Italia è finita anche Unicredit che – come ha denunciato Paolo Cirino Pomicino sul Fatto Quotidiano – è oggetto di una partita finanziaria molto importante.

Una partita, però, piena di dubbi: in primavera, come ha sottolineato l’ex ministro democristiano, la banca ha superato gli stress test della Banca centrale europea, ma ora cerca 20 miliardi di euro. “Saremo una banca snella e vicina ai clienti – ha dichiarato Mustier a Corriere Economia Il Paese dovrebbe credere di più nelle sue potenzialità. Le cose che finora ho detto al mercato, le ho mantenute. E intendo farlo anche con il piano di trasformazione della banca”. Ma in cosa consiste questo piano? Il nuovo ad Mustier, infatti, ha presentato un piano industriale che prevede non solo un taglio di 833 filiali e di 14mila dipendenti, ma anche un aumento di capitale per marzo di ben 13miliardi di euro più la cessione di oltre 17miliardi di crediti deteriorati. “Un aumento di capitale – dunque – di quasi due volte quello richiesto dalla Bce per Mps”.

Come ha notato Cirino Pomicino, però, Unicredit oltre a superare gli stress test, il 18 aprile ha distribuito 750milioni di euro di dividendi ai propri azionisti. Ha realizzato negli ultimi tre anni utili netti per oltre 5 miliardi di euro di cui 1,9 nei primi nove mesi del 2016. Poi, a distanza di sei mesi, è arrivato il piano industriale di Mustier. Non solo: sempre nel silenzio generale, Mustier ha ceduto per 3,5miliardi agli altri francesi di Amundi la società Pioneer, la partecipazione nella polacca Bank Pekao per circa 3miliardi e il 30% di Fineco Bank per 880milioni. In questo modo si arriva all’aumento di capitale complessivo pari a 20miliardi di euro. “Diventa difficile – secondo l’ex esponente Dc – non immaginare che, ad esempio, grandi società francesi non sottoscrivano in maniera massiccia sul mercato l’aumento di capitale o addirittura non acquisiscano quote importanti di azioni prima ancora della partenza per sottoscrivere poi a sconto l’aumento di capitale”.

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Per concludere, secondo Cirino Pomicino, una francesizzazione dell’istituto finanziario potrebbe far scattare il corto circuito tra Mediobanca, Assicurazioni Generali e Unicredit stessa per farne un gruppo finanziario unico sotto il capitalismo francese. L’analisi sottolinea in maniera lucida come il sospetto sia giustificato da tutto ciò che è avvenuto in questi vent’anni sul terreno delle privatizzazioni di aziende pubbliche e del passaggio di mano al capitalismo internazionale di grandi imprese private italiane senza alcuna reciprocità.

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