Organoidi, l’alternativa alla sperimentazione animale c’è

Organoidi

Sono stati messi a punto nuovi tipi di organoidi, un altro passo decisivo in vista del futuro accantonamento della vivisezione.

Si diceva che i metodi alternativi alla sperimentazione animale fossero inefficaci, o addirittura inesistenti. Davanti agli organoidi bisogna ricredersi, perché da dieci anni a questa parte si stanno dimostrando non solo affidabili ma anche, nel loro piccolo, rivoluzionari.

Diciamo nel loro piccolo perché rappresentano le versioni in miniatura degli organi umani, create grazie al contributo delle cellule staminali. Di ridotte dimensioni, sì, ma perfetti per condurre molti esperimenti per i quali sarebbe necessario l’impiego (ed il sacrificio) di un animale.

La loro storia è relativamente giovane, partendo dal fatidico 25 aprile 2007 quando fu realizzata la prima cornea artificiale all’università di Granada. Da lì in avanti il progresso scientifico in questo campo non ha conosciuto soste, in quanto è stata possibile la creazione di un fegato umano (2013) poi trapiantato con successo in un topo, di un esofago (2014) integratosi perfettamente nel corpo di un ratto grazie alla rigenerazione di connessioni nervose, muscoli e vasi sanguigni, di una cartilagine (2015), un mini-cuore umano (su un chip) e addirittura di un tumore.

Ultimamente sono stati ricreati una placenta, due reni e la prima pelle artificiale, mentre è notizia di fine anno scorso la creazione di un mini-cervello in provetta.

Ultimo, in ordine di tempo, è stato lo stomaco. E’ stato possibile infatti ricreare il tessuto della sua parte più ampia, quella del corpo e del fondo, capace di produrre acidi ed enzimi digestivi. Autore di questa elaborazione è stato lo stesso gruppo di ricerca dell’ospedale pediatrico di Cincinnati che due anni fa coltivò il primo stomaco, ricavando la parte terminale detta antrum.

Quello messo a punto, va chiarito, non è un organo a tutti gli effetti bensì una sua versione in miniatura, chiamata per questo organoide.

Solo il futuro ci dirà se questa è la strada giusta da percorrere per la definitiva cessazione dell’utilizzo di esseri senzienti per gli esperimenti nei laboratori. E se rappresenta anche una valido strumento nel bisognoso mondo dei trapianti.

 

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