Pistole e fucili: le scorciatoie che utilizzano gli italiani per armarsi

pistole e fucili

Gli italiani si armano sempre di più. Con la scusa della caccia e del tiro a segno è corsa a pistole e fucili. Milano e Torino le città più armate.

Gli italiani continuano ad acquistare pistole e fucili, ma davvero in pochi lo fanno per difesa personale. O almeno è quello che dichiarano. Il 51% della popolazione possiede un’arma perché appassionato di caccia o di tiro a segno. Sono davvero troppi quelli che continuano ad utilizzare questa scorciatoia per acquistare delle armi, riuscendo così ad evitare qualsiasi tipo di controllo.

In Italia, soltanto l’8% di coloro che possiedono un’arma da fuoco ammette di averla acquistata per difesa personale: difatti, secondo un’indagine condotta da Eurobarometro, ad esclusione di quelli che utilizzano un’arma per uso professionale (circa il 38%), più della metà ne sarebbe provvisto per andare a caccia (il 28%) o perché pratica la disciplina del tiro al volo/bersaglio (23%). Un dato che desta più di qualche sospetto: com’è possibile che le richieste di porto d’armi per difesa personale sono in costante diminuzione, mentre gli studi Istat rivelano che negli ultimi dieci anni i furti nelle abitazioni sono più che raddoppiati? Nulla di male, in teoria. Peccato invece che le richieste per discipline sportive continuino vertiginosamente ad aumentare. Secondo gli ultimi dati riportati dal ministero dell’Interno, in Italia i porto d’armi sono circa un milione e 300mila, di cui appena 19.984 per difesa personale e 44.334 concessi a guardie giurate. Una percentuale davvero esigua, rispetto al numero dei “cacciatori” (774.679) e quelli che si dilettano con il tiro al volo (470.821).

Dati che dovrebbero far riflettere. Ma è il boom delle “abilitazioni all’esercizio venatorio” (che autorizzano acquisto e trasporto di armi per difesa personale e sei ad uso sportivo) a preoccupare di più. Difatti, nel nuovo millennio il numero di “tiratori” è addirittura quadruplicato. “In generale, non credo si possa negare che un tot di persone prenda la licenza sportiva per motivi che non c’entrano nulla con questa attività” afferma a “Il Giornale” Carlo Mantegazza, presidente del Tiro a Segno Nazionale di Roma“Il vero problema – continua il presidente – è quello delle armi detenute, perché nel nostro Paese il possesso è pressochè libero. Ad essere ben regolamentata è soltanto l’acquisizione. È qui che bisogna intervenire”. Se è vero infatti che per procedere all’acquisto di una pistola è necessario ottenere un certificato medico di idoneità psicofisica, è altrettanto vero chiunque venga sorpreso senza tale certificazione non va incontro a un sequestro immediato, ma ha 30 giorni di tempo per mettersi in regola. Una svista normativa che rischia di vanificare l’efficacia della prescrizione.

E intanto, tra chi consegue licenze per il porto d’armi e chi eredita (magari dai nonni collezionisti) pistole e fucili, le case degli italiani diventano dei veri e propri arsenali. Una ricerca Eurispes stima in circa 4 milioni le famiglie in possesso di una pistola. Sempre secondo la società di studi, sono più di 10 milioni le armi legali detenute sul territorio italiano. Torino e Milano le città più armate, seguite da Roma e provincia. Tra i centri meno abitati, spicca invece Nuoro. Nell’ottobre 2013, uno studio portato avanti dalla Commissione europea ha attribuito all’Italia la bellezza di 11,9 armi da fuoco ogni 100 abitanti, collocandola a metà classifica tra tutti i paesi dell’Unione. A guidare questa particolare classifica c’è la Finlandia, dove il 45,3% della popolazione è armata. All’ultimo posto Lituania e Romania, con il loro 0.7%.

Un problema, quello del rapporto tra numero di armi e popolazione, che continua a rimanere al centro di numerosi dibattiti. Arrivare a una verità scientifica è praticamente impossibile, perché in ballo ci sono numerose variabili: educazione, disciplina, stress, stato sociale e, soprattutto, diverse legislazioni. In questa storia, l’unico modo scientificamente provato per ridurre il numero delle vittime è quello di tenere pistole e fucili lontano dalle persone. Il Giappone, che ha reso quasi impossibile l’acquisto e la detenzione di qualsiasi tipo di arma (le pistole sono completamente vietate, non c’è possibilità di acquistarle), ha incredibilmente ridotto il numero annuale di omicidi. Questo non significa che nella terra di Godzilla non muoia più nessuno, ma almeno i nipponici hanno indiscutibilmente risolto gran parte del problema.

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2 Commenti

  1. Lorenzo said:

    Il porto d’armi per difesa personale purtroppo non viene dato praticamente a nessuno perchè va dimostrato un valido motivo per la sua detenzione (es. guardia giurata o una persona ad alto rischio d’aggressione).
    Gli italiani si armano? Dove sta il problema? Le armi non uccidono nessuno da sole. Sono un pezzo di metallo inanimato. Ricordate, sono le persone ad uccidere non le armi. Non c’è bisogno di uno Stato chioccia che mi dica “No, le armi le vietiamo, potresti farti male”. Ho il diritto di possedere un arma, anche per difendere me e la mia famiglia. Di malviventi ce ne sono tanti in giro, troppi. Piuttosto punterei molto di più su un’educazione all’utilizzo delle armi. Cosa che per esempio negli USA manca. Finlandia, Canada, Svizzera hanno leggi molto permissive riguardo alle armi eppure gente che si fa male ce n’è poca. Sapete perchè? Perchè è da come vengono usate che possiamo definire la loro pericolosità. Tutti abbiamo i coltelli in casa, e casi di accoltellamenti ce ne sono, quindi vietiamo i coltelli? La proprietà privata e l’incolumità della persona dovrebbero essere un diritto sacrosanto e inviolabile. E io dovrei avere il diritto di preservale nella maniera più consona quando lo Stato non può prontamente intervenire. I delinquenti, i terroristi o gli assassini non vanno in armeria a comprare le armi, ma si riforniscono al mercato nero. Quindi fate funzionare la testa prima di scrivere certi articoli.

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