Medicina sbagliata o inefficace, In Italia troppi antibiotici ed endoscopie

medicina sbagliata

A mappare la medicina sbagliata è la rivista Lancet insieme al Lown Institute di Boston che, con una serie di articoli scritti da 27 esperti internazionali, fa emergere che un quarto delle prestazioni sanitarie nel mondo è inutile da una parte e, paradossalmente, inaccessibile dall’altro (talvolta anche in caso di terapie salvavita).

Per quanto riguarda l’Italia, chiari esempi di medicina sbagliata emergono in alcuni dati: il 22% delle angioplastiche e il 30% delle angiografie è inappropriato, al 9% dei bambini ricoverati per diarrea vengono somministrati antibiotici inutili, o ancora un uso eccessivo delle endoscopie (dato, quest’ultimo, comune a tutto il mondo occidentale con tassi che vanno dal 16 al 33% dei casi).

«Quello che viene fuori da queste ricerche è che il problema riguarda tutti i paesi, non ci sono primi della classe – spiega Andrea Gardini del consiglio direttivo di Slow Medicine, che ha partecipato alla stesura -. In Italia abbiamo senz’altro il problema dell’uso eccessivo di antibiotici, come anche di alcune procedure radiologiche, mentre il dato sulle angioplastiche va un po’ ponderato, sebbene sia emerso che siamo sopra la media degli altri paesi. Bisogna dire che in Italia la federazione degli ordini dei Medici e il collegio degli infermieri hanno iniziato ad occuparsi del problema, ma ancora molto c’è da fare».

Ma per medicina sbagliata si intende anche il mancato utilizzo di alcune procedure o cure: ad esempio, l’utilizzo di steroidi in gravidanza per ridurre il rischio di morte pretermine, ma anche il mancato accesso a farmaci salvavita come quelli per alcuni tumori o, in Africa, per l’Hiv.

«Le terapie inappropriate sono un fenomeno comune. I medici continuano a sottoutilizzare interventi semplici o economici, e ad utilizzare eccessivamente procedure inefficaci ma più note, lucrose o convenienti, nonostante i potenziali danni per i pazienti. Questi due problemi si possono trovare contemporaneamente nello stesso paese, struttura sanitaria o addirittura paziente».

Qual è la soluzione? «La proposta che sta venendo fuori è di garantire che ci sia una attenzione importante alla relazione fra medico e paziente, nel senso che la pressione che spesso viene dal paziente di fare un esame o una terapia va discussa con il medico, anche perché molti degli esami possono anche fare del male. Bisogna ristabilire un dialogo e un’alleanza, anche i medici sono non felici di fare prescrizioni e basta, devono avere un ruolo più attivo. L’alleanza è essenziale per costruire un rapporto di fiducia che porti a una cura più giusta».

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