Eutanasia, la storia di una 90enne “purtroppo” viva (e in attesa di una Legge)

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Un Paese decente ha a cuore la salute e la dignità dei suoi cittadini. Due aspetti che sempre più spesso, purtroppo, sembrano non coincidere. Soprattutto quando si parla di anziani. L’eutanasia è un diritto di libertà.

Lo sa bene il signor Eros Mischi che, alla veneranda età di 92 anni, non può andarsene. Perché deve occuparsi della moglie novantenne. In coma. Da cinque anni è immobile in un letto, alimentata con tubicino e perennemente sotto ossigeno. Ma «purtroppo» ancora viva. Quel “purtroppo” lo scrive, maiuscolo, il signor Mischi, in una lettera inviata al Corriere in cui invoca, con composta disperazione, l’eutanasia per la moglie. E la possibilità, per lui, di andarsene subito dopo di lei. «Lasciateci morire» supplica.

Supplica, di fatto, una legge che (vergognosamente) ancora non c’è. Nel dicembre 2012 è stata depositata in Cassazione una proposta di legge dal partito radicale: prima firmataria, Mina Welby, moglie di Piergiorgio e co-presidente dell’associazione Luca Coscioni. Venne poi avviata la campagna “Eutanasia Legale” che raccoglie – e deposita in Parlamento – 67 mila firme. «Il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee sulle condizioni estreme di migliaia di malati terminali in Italia» scriveva nel 2014 l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio all’Associazione Luca Coscioni. Il 3 marzo 2016 inizia la discussione sulla proposta di legge nelle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali.

Bisogna aspettare il 7 dicembre 2016 per vedere approvata dalla Commissione affari sociali della Camera la proposta di legge sul testamento biologico. Alla base della proposta, come spiega la relatrice Donata Lenzi, del Pd, c’è «il rispetto della volontà del paziente» che «è vincolante per il medico e lo esime da responsabilità». Il testo base è stato approvato all’unanimità e ora c’è tempo fino al 12 gennaio per gli emendamenti. Dopodiché partirà l’iter alle Camere, sperando di arrivare in tempo prima della fine di questa traballante legislatura.

Si spera che per allora la moglie del signor Mischi abbia smesso di soffrire. Ma, come lui stesso ha scritto, «non voglio che capiti ad altri». Perché la vita va vissuta con dignità. Altrimenti non è vita.

 

 

 

 

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2 Commenti

  1. Pino said:

    Si, dopo aver ucciso milioni di bambini con l’aborto, facciamo presto una legge per uccidere tutti i malati e i vecchi! Ma non vedete la deriva che sta prendendo la Società?

  2. Rosa Mauro said:

    Condivido con il sig. Eros Mischi il dolore e sofferenza senza limiti in una società di egoisti ed indifferenti, commuove di più. Sono favorevole eutanasia, ma come possiamo confortarlo?

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