Raccolta sangue: è emergenza, “Mancano 2.600 sacche negli ospedali”

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Le temperature a picco e i malanni di stagione stanno colpendo più degli anni scorsi gli italiani: a farne le spese, però, sono anche le scorte di sangue presso le strutture ospedaliere.

L’allarme è stato lanciato dal Centro nazionale sangue dell’Istituto superiore di sanità, che ha invitato le Strutture regionali per il coordinamento delle attività trasfusionali a coordinarsi con le associazioni di donatori per far fronte all’emergenza. I dati riguardanti l’emergenza registrata nelle ultime ore sono preoccupanti. Secondo il direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Maria Liumbruno, mancano 2.600 sacche negli ospedali e nove Regioni sono in difficoltà: Abruzzo, Toscana, Campania, Basilicata, Liguria, Umbria, Marche, Lazio, Puglia.

Questa carenza, inoltre, produce una serie di conseguenze tra cui il rinvio di interventi chirurgici o quelli che richiedono una quantità di sangue abbondante. Inoltre, in Italia servono 8.700 emocomponenti al giorno per curare 1.700 malati cronici, ai quali occorrono quotidianamente massicce dosi di sangue. “Noi ce la stiamo mettendo tutta con i nostri per tamponare l’emergenza – ha dichiarato il presidente dell’Avis, Vincenzo Saturni – E cerchiamo dunque di allargare il giro di chi dona anche ‘approfittando’ della situazione critica – spiega Saturni -. Il donatore occasionale può servire, ma alla lunga non è funzionale alle esigenze della sanità. E’ grazie ai nostri soci, un milione e 300mila persone (a cui si aggiungono i 400mila di altre associazioni), che sappiamo a chi rivolgerci per rintracciare il gruppo sanguigno richiesto, che può variare da momento a momento, da caso a caso”.

Il bisogno di scorte di plasma è dovuto principalmente a un fattore che troppo spesso si ignora: il sangue, infatti, è un fluido biologico non riproducibile in laboratorio. Come testimoniato in queste ore, però, è indispensabile sia nei servizi di primo soccorso che nella cura di alcune malattie tra le quali quelle oncologiche e nei trapianti.

La mobilitazione, dunque, secondo Liumbruno “deve riguardare tutte le regioni, sotto il coordinamento e la programmazione, anche in urgenza, delle Strutture regionali e del Centro nazionale sangue, non solo quelle che hanno carenze. L’autosufficienza per quanto riguarda il sangue, infatti, è sovraziendale e sovraregionale e in questi casi diventa vitale la compensazione coordinata tra regioni”.

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