Raw, il film in cui una vegetariana diventa cannibale

Raw

Originale l’idea alla base del film Raw, minata però alla base da un luogo comune duro a morire.

Lodevole davvero, il voler denunciare i soprusi perpetrati nei college americani ai danni delle matricole appena arrivate. Nel film Raw si raccontano infatti le fasi traumatiche di un sanguinolento “battesimo”, in cui nella prima notte al campus una ragazza ed altri malcapitati vengono costretti a sfilare a quattro zampe fino ad un rave, dove vengono costretti a mangiare carne cruda, cosparsi da litri di sangue tiratigli addosso.

Il fatto è che la ragazza in questione è un’animalista convinta, vegetariana come del resto tutta la sua famiglia costituita da madre e padre veterinari. E proprio da questo evento traumatico inizia nella giovane studentessa un percorso che la porta a desiderare i piaceri della carne.

Dita umane sgranocchiate, scene di cannibalismo, carne recisa a morsi e sangue a go-go diventano abituali nella pellicola diretta da Julia Ducournau, accolta con favore nelle proiezioni al Festival di Cannes e a quello di Toronto, in attesa di approdare al celeberrimo Sundance.

Ma c’è un ma, e cioè quello legato all’idea che molti vegetariani siano in maniera repressa negatori dei piaceri della carne. Ed una volta che l’assaggiano non possono farne a meno, diventandone dei consumatori compulsivi, magari di nascosto. E, sempre magari, sfondando nell’immaginario presente nella pellicola in un cannibalismo dannatamente contro natura.

E’ bene fare un po’ di chiarezza, in un periodo nel quale fa figo essere vegani o vegetariani, magari esibendo in pubblico la virtù di non alimentarsi di carne mentre in privato se ne consuma abitualmente.

Esserlo non deve essere un’imposizione, una forzatura da spingere controvoglia, una conseguenza di un atto di proselitismo, bensì un atto consapevole. Al netto delle motivazioni etiche o salutiste che portano a questa scelta, se l’idea di non mangiare carne animale non riesce proprio ad attecchire, può essere tranquillamente sostituita con una dieta riducitariana, in cui il consumo di essa non viene eliminato ma fortemente ridotto. E c’è da star sicuri che la Natura risponderà grazie, a comportamenti alimentari di questo genere, e non verrà alimentato nessun (facile) luogo comune.

E’ un primo passo, magari compreso in una strategia volta al graduale abbandono del consumo di carne. O magari il punto di arrivo di chi non sa proprio fare a meno del succulento alimento. E servirebbe a fare chiarezza e dare sollievo a chi è appassionato di carne ma sa che eticamente inaccettabile campare sulle spalle degli animali.

Un compromesso, per chi lo vorrà accettare, volto a mettere a tacere il preconcetto che i veg(etari)ani sono dei repressi, pronti ad impazzire una volta sentito il gusto della carne.

 

 

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