Alfano junior, l’ex Ad di Poste sputtanato dal suo braccio destro: «Lui sapeva»

Alessandro Alfano

Dell’assunzione di Alessandro Alfano alle Poste, per chissà quali meriti, ci siamo occupati più volte (leggi qui)

Ora salta fuori che dopo quattro anni di carriera (onorata non si sa, ma di sicuro ben pagata: 200 mila euro lordi) alle Poste, non ha mai firmato nemmeno uno straccio di documento. Cosa farà tutto il giorno Alfano junior in quell’ufficio? (dentro al quale, stando a Report, si sarebbe fatto addirittura installare un bagno personale leggi qui).

Non è dato sapere. Eppure la sua assunzione fu ritenuta “necessaria”. Almeno così dicono. Peccato che dalle carte dell’indagine avviata dalla Corte dei Conti sia emerso tutt’altro (chi l’avrebbe mai detto?). Stando agli inquirenti persino il consigliere di amministrazione di Poste Italiane, «dottor Mondardo, aveva manifestato la propria perplessità all’allora Ad Massimo Sarmi circa le motivazioni che avevano portato all’assunzione di Alessandro Alfano, senza che il Cda fosse portato a conoscenza né dell’esigenza di dover ricoprire tale ruolo, né che per tale carica fosse prevista l’assunzione del citato dirigente». 

E adesso come la mettiamo? S^, perché Sarmi, al tempo, aveva giurato e spergiurato di non sapere nulla. Quando nel luglio del 2016, Repubblica gli chiese se sapesse dell’assunzione del fratello del ministro Alfano lui rispose: «Secondo lei l’Ad di un gruppo da 150 mila persone può occuparsi anche delle assunzioni nelle controllate?». Evidentemente sì.

A sputtanarlo è il suo stesso braccio destro Claudio Picucci che agli inquirenti conferma di esser stato lui stesso a segnalare a Sarmi che Alessandro fosse il fratello di quell’Angelino. Non solo: sottolinea che fu proprio l’ex Ad ad inviargli il cv di Alfano junior per “tenerlo in considerazione nel caso in cui fossero emerse necessità“. Le necessità, manco a dirlo, emersero sì e Alessandro, nel 2013, fu assunto alle Poste (con uno stipendio iniziale di “soli” 160mila euro lordi).

Per chi non se lo ricorda, la vicenda iniziò con le intercettazioni di una conversazione risalente al gennaio 2015 tra Raffaele Pizza (fratello di Giuseppe, sottosegretario alla Pubblica Istruzione dal 2008 al 2011) e Davide Tedesco, collaboratore politico del ministro dell’Interno Alfano, nella quale Pizza, come riportato dalle Fiamme Gialle, “sostiene di aver facilitato, grazie ad i suoi rapporti con l’ex amministratore di Massimo Sarmi, l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo Poste”. 

Il “fratello del Ministro” è, appunto, Alessandro Alfano – spina al fianco di Angelino – che continua a rendersi protagonista di imbarazzanti situazioni: dopo i titoli insufficienti e le cariche (autocertificate) risultate fasulle, ma inserite con nonchalance nel suo curriculum (che, comunque, gli hanno permesso di vincere il concorso di segretario generale della Camera di commercio di Trapani), senza contare lo scandalo in cui fu coinvolto quando, nel 2011, il suo nome finì in una lista di 32 studenti che avrebbero “comprato” diversi esami universitari, mai realmente sostenuti (e Alfano junior, è bene ricordarlo, si è laureato alla tenera età di 44 anni, nel 2009).

Angelino farebbe meglio a prendere le distanze da questo fratello un po’ fastidioso (o quantomeno andare all’Anagrafe e avviare le pratiche di disconoscimento).

 

 

 

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