Altra stretta sulla sharing economy: nuova legge ad hoc sugli home restaurant

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Ecco la nuova legge sulla regolamentazione degli home restaurant: pagamenti tracciati per scongiurare l’evasione, HACCP e SCIA non più obbligatoria. Multe salate ai trasgressori

La sharing economy ha avuto uno straordinario (per quanto inaspettato) successo anche nel Bel Paese. L’economia della condivisione è quella galassia che spazia da Airbnb (il portale dove milioni di turisti prenotano il soggiorno per le proprie vacanze) a Bla bla car (l’app per trovare un passaggio a pagamento), passando per Uber (il servizio di auto con noleggio con conducente) fino ad arrivare a Gnammo (piattaforma di home restaurant dove si prenotano cene e brunch direttamente a casa degli chef). Una galassia che nel 2015 è stata attraversata da più del 25% degli italiani. Chi lo dice? Uno rapporto che Tns, società leader nelle ricerche di mercato su misura, ha presentato al Ferrara Sharing Festival lo scorso maggio.

La sharing economy è diventata oggi una realtà predominante. Anche le piattaforme di home restaurant vanno davvero forte. In tutto, secondo un’indagine della Fiepet Confesercenti, già nel 2014 si contavano 7mila cuochi in attività con 37mila eventi organizzati all’attivo. Un grossa fetta di mercato che il governo ha giustamente pensato di regolamentare. Una legge semplice e snella. Sei articoli in tutto, per “disciplinare l’attività non professionale di ristorazione esercitata da persone fisiche nelle abitazioni private” e, al tempo stesso, fornire strumenti in grado di tutelare sia i consumatori, sia la leale concorrenza.

In primo luogo, salvo modifiche e ritocchi che potranno essere introdotti con qualche successivo emendamento, la legge stabilisce che l’attività di home restaurant “si avvale di piattaforme tecnologiche che possono prevedere commissioni sul compenso di servizi erogati” su cui ovviamente vigilerà il ministero dell’Economia. Per usufruire del pasto, occorre registrarsi almeno 30 minuti prima sull’apposita piattaforma. I pagamenti saranno ammessi esclusivamente attraverso sistemi elettronici, in modo da tenere la tracciabilità delle transazioni e scongiurare l’evasione. Naturalmente, le abitazioni adibite alle cene dovranno possedere tutti i requisiti igienico sanitari previsti dalla legge. Sarà necessario conseguire un attestato HACCP e stipulare una assicurazione per la responsabilità civile verso terzi.

Per l’avvio dell’attività, non sarà più necessaria la Segnalazione certificata d’inizio attività (SCIA). Difatti, a seguito degli ultimi emendamenti votati in aula, basterà una semplice comunicazione al comune, senza l’obbligo di iscrizione al Rec. Sono anche stati inseriti dei vincoli volti a controllare le dimensioni di questo nuovo fenomeno. Gli home restaurant non potranno servire più di 10 persone al giorno. Fissato anche un tetto annuale di coperti, che non può andare oltre i 500. La legge, prevede anche che gli chef degli home restaurant non possano guadagnare più di 5mila euro l’anno (importo su cui, trattandosi di attività saltuaria, non pagherebbero le tasse). Nel caso in cui la cifra stabilita venisse superata, sarà necessario dotarsi di partita Iva e scatterà l’obbligo di registrarsi all’Inps.

“È vero che il mondo va avanti e la sharing economy non si può fermare, però tutti devono rispettare il principio che se si opera nello stesso mercato tutti devono rispettare le stesse regole” ha commentato Lino Enrico Stoppani, presidente della Fipe Confcommercio. La lotta tra le lobby e la sharing economy continua inesorabile.

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