Per non essere sommersi dalla plastica mangeremo le buste della spazzatura

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Buste commestibili, cellophane appetitosi e bottiglie a base di alghe. Ecco tutte le alternative alla plastica, uno dei materiali più inquinanti al mondo.

Trovare alternative valide alla plastica rappresenta una delle sfide più importanti per la ricerca scientifica. Secondo uno studio condotto da Jan Zalasiewicz, geologo all’università di Leicester, ogni anno in tutto il mondo vengono prodotti più di 300 milioni di tonnellate di plastica. Giusto per dare una forma a questi numeri spaventosi, è come se ogni 365 giorni si producessero 900 grattacieli grandi quanto l’Empire State Building. Ma se le cifre attuali risultano agghiaccianti, le previsioni sul futuro sono ancora peggio: secondo un rapporto presentato recentemente dalla Ellen MacArthur Foundation, in assenza di valide alternative, nei prossimi anni la produzione del materiale più utilizzato dalla specie umana potrebbe addirittura raddoppiare. “Se tutta la plastica prodotta negli ultimi decenni fosse ridotta a una pellicola, ce ne sarebbe abbastanza da ricoprire l’intero pianeta. E visto l’andamento attuale, entro la metà del secolo lo potremmo avvolgere con più strati” afferma Jan Zalasiewicz.

Viste le spaventose previsioni sul futuro, il mondo sta cercando di muoversi verso una linea ecologica e sempre più sostenibile. Dopo la presentazione di Zera, il compositore domestico che trasforma gli scarti alimentari in terriccio fertilizzante (vedi qui), in India è arrivata una novità ancora più green: la busta per la spesa e per la spazzatura che, oltre ad essere biodegradabile, è addirittura commestibile. L’ha inventata Ashwath Hedge, fondatore della startup EviGreen. Il venticinquenne di Bangalore lavora in Qatar, dove fa il consulente ambientale per diversi governi del Golfo. I suoi sacchetti, che al tatto hanno la stessa consistenza (e la stessa resistenza) della plastica, sono fatti di patate, tapioca, mais, amido, olii vegetali e banani. Sono capaci di autodistruggersi in soli quattro mesi, ma possono anche essere sciolti in pochi secondi nell’acqua bollente. Se venissero bruciati, questi sacchi non rilascerebbero nemmeno fumi tossici. Così il governo del Karnataka, nell’India sud-occidentale, all’inizio dell’anno ha autorizzato la vendita delle buste ideate dal ricercatore 25enne. Per convincere gli ispettori che durante la composizione dei suoi sacchetti non viene usato alcun tipo di sostanza chimica, Ashwath Hedge ha trangugiato il decotto di una busta immersa per qualche secondo nell’acqua calda. Ovviamente, lo scopo di Hedge non è quello di smaltire le buste ingerendole dopo l’uso, ma magari di questi sacchetti potrebbero cibarsi gli animali, che nelle città indiane sono costretti a frugare qualche avanzo nell’immondizia, il più delle volte ingerendo anche i contenitori.

La Envigreen ha avviato da qualche settimana la produzione delle borse vegetali. A Bangalore ogni mese vengono prodotte 30mila tonnellate di sacchetti. C’è solo un problema, il prezzo. Queste buste costano troppo. 15 rupie contro le 5 che i supermercati richiedono per una borsa non biodegradabile. Il triplo. Ma molto probabilmente, i notevoli vantaggi che i prodotti di questo genere apportano all’ambiente convinceranno lo Stato ad elargire dei fondi per promuoverne l’uso.

E comunque l’India non si trova sola nella lotta contro la plastica. Nella metro di Pechino, per incoraggiare il riciclo, sono state installate delle apposite macchinette che consentono ai viaggiatori di utilizzare le bottiglie di plastica come forma di pagamento. Negli Usa, l’azienda Ecovative ha iniziato a produrre vassoi e altri oggetti d’arredamento composti da funghi coltivati. E a Londra, la startup Ohoo! sta sperimentando la composizione di una bottiglia commestibile a base di alghe. Ci Siamo! Il mondo ha capito che i regimi adottati finora non sono più sostenibili, e finalmente la nostra società si sta muovendo verso una linea sempre più green.

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