Banche: nuove ombre su UBI dopo il caso Popolare Vicenza

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Tra le accuse ci sono quelle di riciclaggio e traffico di rifiuti: tempi duri per UBI, l’istituto bancario nato dalla fusione delle banche di Brescia e Bergamo e che ha assorbito anche Etruria.

Le accuse sono mosse da Roberto Peroni, ex responsabile dell’ufficio di controllo interno e ora trasferito ad altra mansione. Come ha riportato La Verità, UBI è il quarto istituto italiano e da poco ha rilevato per 1 solo euro tre delle quattro banche nate dopo il crac di Etruria e delle altre popolari. Gli affari sospetti dei vertici sono molto gravi e coinvolgono direttamente l’industriale bresciano dell’acciaio Franco Polotti, presidente del consiglio di gestione di UBI Banca fino al 14 aprile 2016.

Tra le operazioni poco trasparenti, Peroni riferisce quella riguardante un rimpatrio di ingenti quantità di denaro dalla Svizzera: “si parla di 3,7 milioni di euro su un conto scudato, tramite una fiduciaria che abbiamo più volte segnalato per attività sospette e alla quale abbiamo chiuso tutti i rapporti perché evidentemente ‘scudava’, cosa che non potevamo accettare”. Inoltre, alle forze dell’ordine Peroni riferisce che la succursale di UBI in Lussemburgo “è la banca utilizzata dagli amici degli amici per fare le peggio schifezze”. Proprio questa succursale è finita al centro dei Panama Papers l’anno scorso.

UBI Banca ha risposto che nessuno dei capi di accusa elevati nei confronti degli indagati contempla quel tipo di ipotesi di reato nelle indagini chiuse il 17 novembre scorso dalla Procura di Bergamo. Evidentemente, secondo l’istituto la stessa Procura non deve aver trovato particolari riscontri alle parole di Peroni che però è stato spostato dall’ufficio di antiriciclaggio in un’altra società del gruppo.

Le accuse a UBI arrivano dopo che nei giorni scorsi sono arrivate segnalazioni sull’operato di Francesco Iorio, ex ad di Banco Popolare di Vicenza. Secondo la denuncia che ci è arrivata dall’interno dell’istituto veneto, l’arrivo di Iorio era stato caldeggiato proprio da UBI per colpire Popolare Vicenza dove era più forte, ovvero negli uffici all’estero. L’ex ad, che ha lasciato BpVi con una buonuscita di oltre 6 milioni di euro dopo solo 18 mesi di lavoro, verrà ricordato infatti solo per aver chiuso gli uffici all’estero.

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