Sky abbandona Roma: chi e cosa c’è dietro quest’operazione?

Sky Via Salaria Golinelli Zappia
Un'immagine che circola su Facebook della protesta dei dipendenti Sky

Un duro colpo per Roma: con la chiusura della sede Sky oltre 400 famiglie rischiano seriamente di rimanere senza un lavoro e difficilmente riusciranno a ricollocarsi. Ma chi ha voluto tutto questo?

Ci sono alcune cose ancora poco chiare dietro il trasferimento della sede di Roma a Milano annunciato nei giorni scorsi. Inoltre, gli esuberi che riguarderanno molti dipendenti, rappresentano una misura solitamente adottata da aziende in un profondo stato di crisi. Il drastico ridimensionamento andrebbe in porto con l’acquisizione del Capranichetta. Proprio qui – a due passi da Montecitorio – sorgerebbe l’eventuale redazione politica con lo studio televisivo che ottimizzerebbe costi e tempi grazie alla presenza degli onorevoli ospiti “vicini di casa”.

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Questo ridimensionamento, però, arriva inaspettato. Infatti a settembre, in un incontro con Zappia, era stata confermata la solidità dell’azienda che con un fatturato di 2.800 milioni di euro e un utile di 60 milioni, per il secondo anno si era confermata la prima società per fatturato del settore. Non solo: attraverso la costituzione di Sky Europa, Sky Italia aveva annunciato di aver acquisito lavoro qualificato, con un incremento di organico di 246 lavoratori. Poche settimane dopo, a novembre, nella sede Sky di Milano era stato sottoscritto l’accordo per la definizione del premio di risultato per la durata di 3 anni, dal 2017 al 2019.

Poi? Cos’è successo? Perchè si sta arrivando alla chiusura della sede romana? Il clima durante l’ultimo incontro con Zappia è stato davvero infuocato. Molti dipendenti a Milano non si vogliono nè si possono trasferire e rischiano di rimanere senza occupazione. Tra le politiche aziendali finite al centro delle critiche c’è la vendita di alcune tipologie di abbonamenti. La polemica si riferisce alla formula degli abbonamenti prova Sky e ai voucher gratuiti, venduti in realtà come fossero abbonamenti normali.

Invece di spostare la sede romana, in molti pensano che si sarebbe potuta fare luce sul pagamento dei premi ai direttori che rimangono ancora oggi in azienda proprio per quelle vendite anomale. Di conseguenza si sarebbe dovuta trovare un’altra formula per soddisfare meglio le esigenze dei clienti Sky. L’azienda continuerebbe ancora oggi a pagare i premi per la vendita di queste formule come fossero abbonamenti normali. E questi sono solo un esempio di fondi sprecati che invece potevano essere investiti per tenere aperta la sede di via Salaria.

Un filo rosso sembra legare questa vicenda con un’altra – molto simile – che si verificò in Telecom. Come raccontò L’Espresso nel 2009, “migliaia di telefonini vennero intestati dai dealer a nomi di fantasia. Per incassare i premi dell’azienda. Così Bernabè è stato costretto a cambiare tutta la prima fila dei manager. E il sistema degli incentivi“. Controllando i nomi dei responsabili dell’operazione in Telecom si scopre che alcuni sono gli stessi dirigenti chiamati in Sky, come Lucio Golinelli, a capo della Direzione Service&Delivery.

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A lui – racconta L’Espresso circa lo scandalo Vera Tim – faceva capo tutto il network commerciale dei telefonini. In sostanza, dopo le verifiche degli ispettori interni guidati da Federico Maurizio D’Andrea, il vertice di Telecom ha contestato a Golinelli la mancata vigilanza sui suoi dipendenti“.

Come mai nessuno, anche a livello politico, interviene per fermare questa emorragia di posti di lavoro? Perchè nessuno controlla e verifica l’operato e i relativi premi alle varie direzioni?

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3 Commenti

  1. pino said:

    Luca hai centrato il problema. Tanto é vero che la struttura di service and delivery sarà proprio una di quelle pesantemente colpite perfino nella sede milanese.

  2. Marco said:

    Espliciti inequivocabile ignoranza sull’argomento. Rappresenti piuttosto un altro problema attuale, la diffusione di news sempre meno qualitative usando come vettore il web

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