Beppe Sala: “Spostare la Rai a Milano”. Ma ai giornalisti chi ci pensa?

Beppe Sala, sindaco di Milano

Si fa presto a dire “prendiamo e spostiamo tutto”, quando a farlo non sei tu. Lo sanno bene i giornalisti di Sky Tg24 e le loro famiglie che devono fare i conti con un trasloco non richiesto. Tantomeno voluto (leggi qui).

Perché dietro ai numeri ci sono persone con le loro vite. Va bene, viviamo in un periodo storico in cui bisogna adeguarsi ed è già tanto che si abbia un lavoro. Quindi c’è da fare poco gli schizzinosi. Se il capo dice “parti”, tu parti. Pena il licenziamento. Sì, appunto: è il tuo capo che deve dirlo. Non il sindaco di una città lontana 600 km.

E invece Beppe Sala, primo cittadino meneghino, ipotizza trasferimenti con la stessa nonchalance con cui cambia consorte e, a margine della cerimonia per la prima Pietra dell’Inciampo posizionata in Corso Magenta a Milano, è tornato a parlare del trasferimento della Rai nel capoluogo lombardo. «Ho sentito  parlare di Tg2 – spiega – ho sentito parlare di centri di produzione di contenuti che sono vicini alla cultura e alla tradizione milanese, all’industria, alla finanza e alla creatività». E ancora: «Mi attiverò e chiederò al Consiglio comunale di fare altrettanto perché mi sembra giusto che la Rai si decida» ha ribadito.

Secondo Sala la Rai dovrebbe prendere esempio da Sky che sposterà il tg da Roma nel capoluogo lombardo (leggi qui). «Invito tutti – ha concluso – a considerare Milano il territorio più adatto per portare qualità». A dar retta a lui, dunque, dovremmo imparare a chiamare viale Mazzini  … chessò …  viale Zara? E i giornalisti che ci lavorano dovrebbero prendere armi e bagagli e trasferirsi? Per poi cosa, sentirsi dire che a Milano non si lavora così, che non sono precisi, puntuali, seri, rigorosi come i loro colleghi meneghini? Spostare persone non è come spostare pacchi. E comunque dentro quei pacchi c’è una vita intera.

 

 

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