Vaticano pronto a pagare l’Imu? Sì, vabbè…

Qualche giorno fa è (di nuovo) tornata alla ribalta la “notizia” secondo cui il Vaticano si dice pronto a pagare l’Imu e le altre imposte finora “evase”, come la legge prevede per i locali commerciali.

E non si parla mica di bruscolini: fosse vero, nelle casse del Comune di Roma entrerebbero qualcosa come 19 milioni di euro derivanti dalle imposte di 297 strutture alberghiere gestite da religiosi nella Capitale (leggi qui). Di queste (aperte ai pellegrini con pecunia, ma pressoché chiuse a senzatetto e immigrati senza pecunia), il 62% risulta non in regola con i versamenti dell’Imu e più del 40% non è presente nei database dell’Ama per il pagamento della tassa sui rifiuti.

Stando alle dichiarazioni un po’ troppo entusiastiche dell’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, è in corso «un’interlocuzione» con la Chiesa, quanto basta per i giornali per titolare “Vaticano pronto a pagare“. Addirittura l’assessore al Commercio Adriano Meloni ha voluto esagerare e ha affermato che Papa Francesco in persona avrebbe dimostrato alla sindaca Virginia Raggi di essere «disponibile a intraprendere questo percorso».

Ci avete creduto? Risate generali. Sono anni che se ne parla. E, a cadenza fissa, ormai, arriva la “rassicurazione” che prima o poi (ma più facile che sia mai) il Vaticano si metterà in pari con le tasse mai pagate. Puntualmente, poi, non se ne sa più nulla.  Intanto la Raggi ha raffreddato i facili entusiasmi di chi già si fregava le mani al pensiero della boccata di ossigeno che questi 19 milioni di euro potevano rappresentare per le casse capitoline, e si è affrettata a sottolineare tramite una nota diramata dall’ufficio stampa che “in riferimento ad articoli pubblicati nelle pagine romane di alcuni quotidiani in cui si riporta la disponibilità del Papa al pagamento dell’Imu sugli immobili commerciali della Chiesa”. Qualcuno, però, la avvisi che a fare quelle dichiarazioni sono stati i suoi assessori.

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