Usa: aborto e Tpp, le prime coraggiose scelte di Trump

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Ritiro degli Usa dal Tpp; ripristino della Mexico City Policy riguardante i fondi governativi alle Ong abortiste; blocco totale delle assunzioni del personale federale, ad eccezione di quello militare: cosa ha portato il neo presidente Usa a firmare i primi tre ordini esecutivi?

Il Tpp – sigla che rappresenta il il Trans-Pacific Partnership – è l’accordo di libero scambio tra gli Usa e altri Paesi come Canada, Messico e altri stati del Sud America occidentale; sul versante del Pacifico, invece, il trattato avrebbe coinvolto Giappone, e alcuni stati dell’Oceania e del sud-est Asiatico. Il Tpp viene considerato il fratello dell’altro accordo commerciale che avrebbe interessato l’Europa, ovvero il Ttip, un trattato che come è stato affrontato conteneva poche luci, ma moltissimi lati oscuri (leggi qui).

Il ritiro degli Usa dal Tpp voluto da Trump rappresenta una formalità dal momento che il trattato non era stato ancora ratificato al Senato. In ogni caso, la firma dell’ordine esecutivo, rappresenta un preciso segnale della politica economica di Trump che conferma la strada intrapresa a colpi di tweet riguardante gli stabilimenti automobilistici trattenuti negli Usa. Case produttrici come FCA o Ford, infatti, avevano annunciato di non delocalizzare più la produzione in Paesi come il Messico. La strada scelta dal repubblicano, dunque, vuole contrastare l’abolizione di tutti gli ostacoli che complicano uno scambio commerciale che si vuole sempre più libero, ma di proteggere la produzione interna.

Anche la decisione di riguardante il ripristino della Mexico City Policy è frutto di alcune vicende poco note. Questa decisione porta al blocco dell’erogazione dei fondi federali – quindi dei contribuenti americani – destinati alle Ong che praticano o promuovono la pratica dell’aborto all’estero. La precedente amministrazione Obama bloccò la Mexico City Policy, dirottando i fondi federali destinati a enti assistenziali per la maternità e l’infanzia a organizzazioni come la International Planned Parenthood. Di questa federazione fa parte l’americana Planned Parenthood, organizzazione abortista che è finita al centro di recenti scandali come il commercio di feti o di organi di bambini o la violazione di leggi igienico-sanitarie (leggi qui).

Non sarà certo un caso che Hillary Clinton, per la sua ultima campagna elettorale, abbia ricevuto 20 milioni di dollari proprio dalla Planned Parenthood: in cambio, la candidata democratica per la Casa Bianca, aveva promesso di non tagliare i fondi federali all’organizzazione che ne riceve 528 milioni. L’ordine esecutivo di Trump, però, riguarda i fondi federali destinati alla fondazione internazionale: l’organizzazione americana, dunque, continuerà a percepire le sovvenzioni in attesa di nuove decisioni del neopresidente Usa.

Per concludere, la decisione riguardante il blocco delle assunzioni del personale federale (ad eccezione di quello militare) ricorda uno dei primi provvedimenti che adottò George W. Bush nel 2001. Meno burocrazia e tagli ai costi per l’apparato amministrativo: anche questa è una promessa che Trump aveva lanciato in campagna elettorale. E anche questa, a quanto pare, mantenuta a poche ore dal suo insediamento.

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Un Commento

  1. Marco said:

    per il defunding della Planned Parenthood americana occorre il voto del parlamento. Un anno fa la camera aveva votato il defunding della PP con 240 (239 repubblicani) voti contro 181 (178 democratici) ma Obama aveva posto il veto..

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