UBI: il “diario” di Lucchini e i dirigenti sanzionati da Consob e Bankitalia

ubi banca lucchini

“Finchè hanno questa roba non vivo: dentro c’è l’iradiddio” sono le parole con cui il ragioniere Italo Lucchini, consigliere di gestione e di sorveglianza di UBI, si confida con una persona. Ma le carte giudiziarie della Procura di Bergamo raccontano anche di dirigenti sanzionati dagli organismi di controllo, ma premiati dalla banca.

Cosa c’era nel computer sequestrato dalla Guardia di Finanza nel maggio del 2014? Un vero e proprio diario in cui Lucchini, tra i 39 indagati di UBI, ha annotato riunioni, appuntamenti, opinioni – non solo personali – sui personaggi al centro della guerra per conquistare il quarto istituto finanziario italiano. Alcuni appunti annotati da Lucchini li aveva forniti il Corriere di Bergamo: è il caso della colazione di venerdì 1 marzo 2013 tra l’ex direttore generale della Popolare di Bergamo, Pino Masnaga con il notaio Armando Santus, in cui era presente anche l’economo della Curia, don Lucio Carminati. “Perché ti stai scollando da Zanetti?” – chiese Santus a Masnaga, che rispose – “Perché si sta appiattendo sulle posizioni di Massiah”. E poi è un diario è pieno di giudizi sui protagonisti, come quelli sul “fastidioso” Andrea Resti, sullo “sprovveduto” Dorino Mario Agliardi (ex consigliere di sorveglianza), o sul “capobastone” Marco Gallarati.

Aveva ragione, dunque, la persona intercettata al telefono con Lucchini: “Eh già, tu scrivi pure quando vai a pisciare!”. Poi, però, si lascia andare a un consiglio spassionato: “Fai sparire quegli allegati, c..zo!”. Chissà che fine hanno fatto gli allegati: di sicuro la Guardia di Finanza sta lavorando su quel computer che regala uno spaccato dettagliatissimo non solo sulla banca, ma sulle dinamiche interne per arrivare ai vertici. A partire da luglio 2012, quando mancano dieci mesi all’assemblea.

La proposta di Lucchini che sponsorizzava Mario Cera “in buoni rapporti con la Banca d’Italia” viene bocciata. Secondo Moltrasio e Polotti, il management della banca è eccellente: “La nomina di Sonnino e Iorio ha riequilibrato lo strapotere di Massiah”. Eh già, proprio quel Francesco Iorio che come buonuscita ha preso una buonuscita di 6,3 milioni (dopo solo 18 mesi di discusso lavoro). Sembra che anche in UBI a Iorio abbia detto bene: da direttore generale aveva percepito 796 mila euro, in aumento rispetto ai 705,8 mila euro dell’anno precedente. Proprio subito dopo la sua esperienza in UBI, Iorio approdò a Popolare Vicenza con i risultati già affrontati su L’ultima Ribattuta.

Davvero una guerra intestina quella in UBI, istituto di credito che come ha raccontato La Verità dal 2011 al 2013 ha puntualmente premiato i suoi dirigenti che erano stati sanzionati da Bankitalia e Consob. Un “sistema di gestione delle cariche societarie” che gli stessi inquirenti hanno descritto come “familistico” e su cui la Procura di Bergamo si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per 39 persone.

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