Scontro Cei-politica italiana: “Reddito di inclusione, basta soldi alle banche”

reddito di inclusione

“Noi non facciamo politica” ripetono spesso dalla Cei, ma questo non impedisce ai vescovi di suggerire alcune proposte, come il reddito di inclusione, per combattere la crisi in Italia.

Nei giorni scorsi il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha osservato come dall’inizio della crisi le persone in povertà assoluta in Italia siano aumentate del 155%: “nel 2007 erano 1,8 milioni mentre oggi sono 4,6 milioni. Dietro ai numeri ci sono i volti e le storie di centinaia di migliaia di famiglie”. Proprio per questo, diventa “necessario prestare la massima attenzione alla legge delega di introduzione del reddito di inclusione e alla predisposizione del Piano nazionale contro la povertà”.

Attenzione: il reddito di inclusione di cui ha parlato Bagnasco è molto diverso da quello di cittadinanza lanciato più volte dal Movimento Cinquestelle. Come ha spiegato a La Verità Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di strategia e politica aziendale all’università Bocconi, “è un contratto che serve a includere nel tessuto sociale ed economico del Paese chi ne è escluso. Quindi si prevedono controlli molto rigidi sul reddito che verrebbe assegnato. Il reddito di cittadinanza proposto da Grillo, invece, è solo una condivisione di risorse senza alcun obbligo per chi lo percepisce”. Il reddito di inclusione, dunque, produrrebbe Pil a differenza di quello di cittadinanza: “Si spendono miliardi per chi un lavoro già ce l’ha – ha osservato Maffè – e nulla per gli incapienti che se reintrodotti nel tessuto economico potrebbe far ripartire l’Italia”.

Eppure il reddito di inclusione non è neanche un’idea così astratta: come spesso accade la nostra nazione è l’unica in Europa a esserne sprovvista. “È uno strumento che esiste in tutti gli Stati europei, tranne il nostro” ha sottolineato Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica all’università degli Studi di Milano. “Ha lo scopo di non far crollare la domanda effettiva”. Cosa frena dunque un’attuazione di questa misura in Italia? “Ce lo devono dire i tedeschi se è sostenibile o meno”.

Un’Italia ostaggio dell’Europa a guida tedesca, dunque. Non solo: il nostro Paese, sempre secondo la Conferenza episcopale, si troverebbe condizionato fortemente anche dal potere della magistratura. “Abbiamo due leggi elettorali fatte dalla magistratura: e quando intervengono le toghe vuol dire che chi ha fatto quella legge con molta probabilità non ha fatto bene il suo mestiere” secondo monsignor Nunzio Galantino, segretario Cei che infine si domanda: “Come mai i 20 miliardi per le banche, sia pure come garanzia, li hanno trovati e invece si sono rimandati i decreti attuativi dei provvedimenti per la famiglia?”.

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