Stadio della Roma, il Comune ha ottenuto la sospensione della Conferenza dei Servizi

Roma

Sono 30, i giorni di proroga concessi a Roma Capitale. Programmata per il 3 marzo la prossima conferenza, con tutta probabilità decisiva e definitiva.

Un ok dato dopo la richiesta, pervenuta ieri dal Comune di Roma, di cui aveva parlato l’Assessore all’Urbanistica Berdini. “In conferenza dei servizi chiederemo un rinvio, altri 30 giorni per chiudere questa storia. Non ce lo negheranno, siamo nel perimetro della legge”, aveva detto. E così, in effetti, è stato.

Qualcuno l’aveva definita una “melina”, altri ritengono invece che la sospensione faccia parte di una vera e propria strategia. Prima della riunione, infatti, secondo quanto riferito dall’emittente radiofonica Radio Radio, si sarebbe tenuta una riunione informale della giunta del Comune di Roma presieduta dal sindaco Virginia Raggi.

Tra le proteste di un gruppo di cittadini (il Comitato “Salviamo Tor di Valle dal cemento”, di cui abbiamo parlato ieri) e di associazioni (Italia Nostra in primis) si è poi tenuto nella sede della Regione Lazio di Via del Giorgione il quinto (affollato) appuntamento della Conferenza dei Servizi riguardante il progetto del nuovo stadio della Roma.

Tutti hanno convenuto sul prendere tempo per analizzare l’ulteriore documentazione pervenuta, inclusa la perizia supplementare richiesta da Roma Capitale per stimare l’eventuale rischio idrogeologico che colpirebbe un’urbanizzazione intensiva come quella pensata per l’area di Tor di Valle.

Da alcune piccole cose, comunque, traspare un certo nervosismo che sta lentamente sgretolando le baldanzose certezze sbandierate dal soggetto proponente. Stamattina l’avvocato che lo rappresenta ha polemizzato con cittadini ed associazioni, accusandoli di uno sfascismo che altro non è che seguire tutte le procedure previste dalla Legge.

Controllare, monitorare la situazione, esprimere un parere motivato serve ad evitare che errori fatti in passato (come il voto positivo alla famosa delibera del dicembre 2014 che decretava il pubblico interesse del progetto) non diventino insormontabili problematiche in futuro. Usando una metafora che potrà sembrare infelice di questi tempi, le osservazioni e le obiezioni addotte da varie sigle hanno il solo scopo di non far trasformare una palla di neve in valanga, quindi altro che disfattismo.

Quello che può sembrare “un rompere le scatole” fine a se stesso, in fondo non è nient’altro che il tentativo di sventare la possibilità che i tifosi della As Roma vengano usati come scudi umani da chi ha mire ulteriori, rispetto a quelle di costruire uno stadio di calcio moderno e funzionale.

Tra un mese sapremo comunque chi rimarrà con il cerino in mano, e chi si prenderà la responsabilità di affossare, far ripartire dal via, semplicemente ridurre le cubature o approvare in toto un progetto che fa acqua da tutte le parti.

 

 

 

 

 

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3 Commenti

  1. odoacre said:

    Un gruppo di cittadini? Quei 5 della foto? Quindi se vado io con 5 amici a dire che vogliamo lo stadio ci fate un articolo “I cittadini di Roma a favore dello stadio”.

  2. Amleto said:

    Roma è vittima di un immobilismo cronico, alimentato dalla politica e dalle lobby dei finti ecologisti. Questo articolo fa parte della seconda specie. Povera Roma.

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