L’Antitrust boccia la Lega Calcio per i diritti televisivi

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L’Antitrust ha deciso di bocciare le linee guida presentate dalla Lega Calcio – sia quelle iniziali del 30 novembre scorso, sia le modifiche depositate in extremis il 23 gennaio – per l’acquisizione dei diritti tv.

“… L’Antitrust delibera così di non approvare, ai sensi dell’articolo 6, comma 6, del Decreto Legislativo n. 9/08 le Linee Guida della Lega Serie A depositate in data 30 novembre 2016 e nella versione da ultimo inviata in data 23 gennaio 2017, aventi ad oggetto la commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi relativi alle seguenti competizioni nazionali di calcio, organizzate dalla Lega Serie A per le stagioni 2018/19, 2019/20, 2020/21: Campionato di Serie A, Coppa Italia, Supercoppa, Campionato Primavera, Coppa Italia Primavera, Supercoppa Primavera. Il presente provvedimento sarà notificato ai soggetti interessati e sarà pubblicato nel bollettino dell’Autorità. Avverso il presente provvedimento può essere presentato ricorso al TAR del Lazio”. (scarica qui il documento integrale)

Ma perché l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha preso questa decisione? Per una molteplicità di divergenze, tutte spiegate nel documento.

Le criticità evidenziate impediscono l’approvazione delle Linee Guida per le stagioni 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021, nella misura in cui risultano non rispondenti ai principi indicati nell’articolo 6 del Decreto Melandri volti a garantire ai partecipanti alle procedure competitive condizioni di assoluta equità, trasparenza e non discriminazione”.

Ed ancora: “In merito ai pacchetti e alla loro articolazione, giova in via preliminare osservare che, nella prospettiva di garantire il corretto svolgimento delle procedure competitive, l’organizzatore della competizione è tenuto a predeterminare – in conformità ai principi e alle disposizioni del Decreto Melandri – linee guida che contengano criteri in materia di formazione dei relativi pacchetti in modo da garantire ai partecipanti alle procedure competitive previste per l’assegnazione dei diritti condizioni di equità, trasparenza e non discriminazione”.

Il punto più importante, però, è l’ultimo dove viene illustrata “l’assenza di indicazioni puntuali che attribuiscono alla Lega Serie A una eccessiva discrezionalità su come formulare gli inviti a offrire e i pacchetti di diritti, demandando a quest’ultima valutazioni che attengono ad una fase di approvazione ex ante. Inoltre, particolarmente critica è la previsione che permette alla Lega Serie A di poter destinare successivamente alla commercializzazione un numero diverso di dirette, andando a modificare ingiustificatamente il numero di eventi successivamente alla gara”.

Una torta da almeno un miliardo di euro, quelli garantiti dalle pay-tv, che i presidenti della Serie A non vedono l’ora di spartirsi. Una situazione che adesso, però, si blocca. Per questo lo stop arrivato dal Garante fa rumore. Molto rumore.

 

 

 

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