Libri: la filosofa belga Hargot demolisce i luoghi comuni sul sesso

therese hargot

Una serie di stereotipi riguardanti il sesso che regnano nella nostra epoca vengono distrutti nel libro “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)” della filosofa belga Thérèse Hargot.

“I giovani sono schiavi della pornografia” oppure “Separare corpo e spirito ha trasformato le donne in merce”: sembrano cose banali e scontate al limite del catto-bigottismo quelle scritte dalla sessuologa con un master alla Sorbona che ha solamente 33 anni. E invece sono concetti molto scomodi e destinati a far parecchio rumore perché sono proposti da una sessuologa laica, forse non credente, che riguardano la sessualità e le sue mille sfaccettature.

A cominciare dalla libertà sessuale, la Hargot pone una serie di interrogativi che contrastano con la visione imperante di oggi secondo cui il corpo è a piena disposizione del proprietario (soprattutto della proprietaria). Certo che lo è, ci mancherebbe altro: ma queste campagne – denuncia la sessuologa – propagano insidiosamente la morale del consenso tra bambini e adolescenti, la cui immaturità impedisce loro di essere in condizione di porlo. Se la pornografia dilaga , gli adolescenti sono le principali vittime di un’industria che comporta qualche pericolo (leggi qui). Tra i rischi c’è una banalizzazione del sesso che porta a atti di sesso orale nei bagni delle scuole medie. Insegnanti disperati per giovani studentesse che non comprendono quale sia il problema. “Come si fa a dire di no quando si cerca di proprio di rispondere all’immagine che gli altri hanno di noi al fine di sentirsi amabili?”.

Molto spesso un ruolo delicato lo svolgono i corsi che vengono svolti nelle scuole sull’educazione sessuale volti alla prevenzione e alla contraccezione. In molti istituti vengono forniti i preservativi: “Perché intervenire così presto – si chiede la Hargot – come se si trattasse di una popolazione a rischio, laddove la maggior parte dei bambini delle medie non hanno ancora una vita sessuale attiva?”.

Altro capitolo sempre molto caldo è quello riguardante l’omosessualità: “esserlo o non esserlo, è una questione che non bisognerebbe porsi. Molto semplicemente perché ‘essere omosessuale’ non esiste, è una pura costruzione ideologica”. Secondo la Hargot è necessario un processo di “disidentificazione” indispensabile per iniettare libertà alle persone: “l’esistenza di un essere non dipende dai suoi desideri, dai suoi amori, dai suoi fantasmi, dalle sue attività sessuali o dai suoi valori. Per quanto occupino un posto importante nella vita, la persona non può essere ridotta a essi”.

Infine, tra i brani del libro di Thérèse Hargot, riportati sul quotidiano La Verità, ce n’è uno che affronta le tematiche dell’aborto libero e dell’utero in affitto. “L’infertilità – osserva la sessuologa belga – è estremamente dolorosa per le figlie della mia generazione che vogliono avere un bambino. Hanno fatto credere loro che potevano essere delle divinità e quindi adesso si sentono responsabili di tutto”. Proprio queste donne si sono battute per avere il diritto alla contraccezione e all’aborto. E così la stessa logica dello slogan “Un bambino, se voglio io, quando voglio io!” si ripropone con le procreazioni medicalmente assistite, prodotto di un “imperialismo del desiderio”.

“Senza il femminismo militante per il diritto all’aborto e alla contraccezione – sottolinea la Hargot – il ragionamento ideologico della “gestazione per altri” non sarebbe stato possibile. Esso ha dato le sue armi e i suoi strumenti a una logica liberale incontrollabile. Per arrivare a questo punto, esso ha dovuto prima opporre e poi staccare il corpo dallo spirito, denigrare le esperienze carnali a vantaggio dell’espressione onnipotente della volontà”.

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5 Commenti

  1. Matt Deamon said:

    Comunque mi sembra che dica abbastanza stro**ate nelle altre parti del suo pensiero. Non capisco il nesso “parlare di preservativi alle medie = aumentare la mercificazione del corpo fra gli adolescenti”. Mi sembra una idiozia assurda. Allora torniamo al bellissimo vecchio sistema in cui la donna arrivava con zero idee sul sesso al matrimonio e l’uomo si faceva qualche idea quando lo zio lo portava a 18 anni in un bordello. Ottima soluzione.

    • liboiz said:

      E’ forse questa la storia di come tu hai conosciuto il mondo della sessualità?: tuo zio ti ha portato in un bordello?
      Forse, dico forse, ci sono ben altre strade per introdurre un ragazzino/a di 11-13 anni a conoscere certe tematiche, nelle quali l’accompagnamento non sia necessariamente di riempirgli le mani di preservativi (giusto che non succeda nulla di imprevisto e indesiderato). Per esempio, formare i genitori, in primis, nell’educazione dei propri figli e poi assieme a loro, educare questi ultimi insieme a professionisti seri, senza ridurre il gravissimo tema dell’amore e della sessualità a come prevenire la gravidanza. Soluzioni al ritrovarsi tredicenni che praticano il sesso orale a scuola o dodicenni “in ritardo” rispetto ai compagni nel perdere la propria verginità, ci sono: basta cercarle e volerle

      • Matt Deamon said:

        Ben altre strade rispetto alla lezione di educazione sessuale? Che soluzione sarebbe “formare i genitori” come suggerisci? spostare l’educazione sessuale dalla scuola alla famiglia? non ti seguo.

  2. Matt Deamon said:

    Bisognerebbe far leggere questo articolo a Cirimbilla, lui che è così preoccupato dalla teoria del gender: “l’omosessualità: “esserlo o non esserlo, è una questione che non bisognerebbe porsi. Molto semplicemente perché ‘essere omosessuale’ non esiste, è una pura costruzione ideologica”. Secondo la Hargot è necessario un processo di “disidentificazione” indispensabile per iniettare libertà alle persone: “l’esistenza di un essere non dipende dai suoi desideri, dai suoi amori, dai suoi fantasmi, dalle sue attività sessuali o dai suoi valori. Per quanto occupino un posto importante nella vita, la persona non può essere ridotta a essi”.” Insomma, basta categorizzare (etero, omo, trans, bisessuale…) uno è e fa quello che gli piace. Basta ruoli imposti dalla società “il maschio deve…”, “la femmina deve…”

    • Matt Deamon said:

      A cavolo! lo ho scritto proprio lei Cirimbilla questo articolone! scusi allora. Chissà perché ero convinto di aver letto un altro nome come autore. Allora lo ha letto. Ottimo.

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