Sanremo, tangenti: licenziamenti di facciata in Rai. Perché i dirigenti non vigilarono?

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L’unico (finora) provvedimento preso dai vertici della produzione di viale Mazzini all’indomani dello scandalo sulle tangenti in Rai in cambio di appalti >>leggi qui<< è stato meramente di facciata, pressoché inutile.

I capri espiatori sono sette: licenziati Maurizio Ciarnò, già vicedirettore della Direzione Promozione e responsabile della struttura CPTV di Roma; Dario Savoretti, responsabile dei Grandi Eventi Rai; Stefano Montesi, dirigente del Centro di Produzione di Roma; Cesare Quattrociocche (dipendente della struttura acquisti e appalti della Direzione produzione tv della Rai,  nonché padre dell’attrice Michela, attuale moglie del giocatore Alberto Aquilani, ex della Roma e della Fiorentina, attualmente nel Pescara) e i tre direttori della fotografia Fausto CarboniMassimo Castrichella Marco Lucarelli. A questi va ad aggiungersi Ivan Pierri che, saggiamente, si era dimesso di sua sponte subito dopo le prime perquisizioni (ha patteggiato 16 mesi ed è passato, da libero professionista, alla concorrenza).

Già un anno e mezzo fa, il Gip di Roma, Pier Luigi Balestrieri, aveva sospeso Ciarnò e Montesi. Ora Savoretti ha riconsegnato l’auto aziendale. Soddisfatti? Per niente. Si tratta di ben poca roba, anzi nulla se si pensa che quando vuole (ma vuole?) la Rai sa fare piazza pulita di manager e funzionari, per un motivo o per un altro, non più graditi.

Ma se la macchina della Giustizia è partita da quasi due anni, come mai nel frattempo è stato comunque concesso al costoso scenografo esterno Riccardo Bocchini di occuparsi delle scenografie del Festival di Sanremo (nell’edizione 2015, 2016 e persino questa del 2017)? Chi è il responsabile del fatto che Carlo Conti continui ad utilizzare i servizi di Bocchini nonostante quest’ultimo sia sotto inchiesta da oltre un anno e mezzo? Ma per questioni di opportunità, non sarebbe stato meglio evitare e far lavorare – una volta tanto – gli scenografi assunti internamente alla Rai?

Per carità: Bocchini è semplicemente indagato. Anche se il suo legale John R. Paladini ha diramato una nota ieri con la quale assicura che il suo assistito non ha ricevuto alcun avviso di garanzia. Anzi, Bocchini non era nemmeno informato di essere ufficialmente coinvolto nelle indagini. Mistero.

Altro mistero da chiarire è se corrisponde a verità la voce che insinua che il massiccio ricorso all’opera di Bocchini per la realizzazione delle scenografie di moltissimi programmi in prima serata sulla rete ammiraglia sia semplice “cortesia”: lui avrebbe infatti accolto nel suo studio di architettura tal Ester Stigliano che i maligni dicono essere nientepopodimeno che la nipote della vicedirettrice di RaiUno, Rosanna Pastore. Sarà vero?

Intanto in viale Mazzini si sta facendo finta di fare qualcosa. Ma far saltare qualche (piccola) testa non eliminerà il (grosso) problema della corruzione. In tal senso, che farà (e, soprattutto, che cosa ha fatto finora) il Direttore Produzione TV Roberto Cecatto? E il Direttore CPTV Roma Paola Sciommeri? E la dirigente di gestione della Produzione Rai Valeria Zibellini (quella che diceva di sé «io lavoro perché sono brava»)? Dov’erano tutti? Perché non sono intervenuti?

Nell’ultimo periodo sono stati rimossi dirigenti di ogni ordine e grado e questi qui no? Sono cambiati i direttori dei centri di produzione di Roma, di Milano e di Torino. Ma, si sa, ognuno è una storia a sé: di fatti quello di Napoli, Francesco Pinto (al quale la stessa Rai ha acquistato i diritti di un libro >>leggi qui<<) resta saldamente al suo posto.

Quel che è certo è che al settimo piano di viale Mazzini si stanno chiedendo se – dopo i risultati delle inchieste della Magistratura romana – non sia finalmente arrivato il momento di intervenire nel settore della Produzione. Di netto. Col bisturi.

Intanto, l’Ufficio Stampa Rai ha precisato che ieri non c’è stata “censura” in merito all’articolo apparso su “La Verità” >>leggi qui<< e ha chiarito che si è trattato solo di un “disguido tecnico” dovuto al ritardo con cui è pervenuta la testata. Luigi Coldagelli ha, infatti, assicurato che «l’articolo ha aperto il secondo lancio della rassegna stampa». Quello che non legge nessuno.

 

 

 

 

 

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