Abbattimento dei lupi, rinviata la decisione. Ma per loro c’è anche un’altra insidia

Lupi

Nulla di fatto, nella Conferenza Stato Regioni che doveva stabilire il destino di decine di lupi.

Alla fine si è deciso per il rinvio, in merito alla decisione sul Piano di Conservazione e Gestione dei lupi. E in parte è dovuto alle pressanti proteste della associazioni animaliste ed ambientaliste, una delegazione delle quali ha incontrato stamattina il leader dei Presidenti delle Regioni Stefano Bonaccini.

“Chiederò a nome della Conferenza delle Regioni – ha detto il Presidente dei Governatori – di rinviare l’approvazione del piano lupo e delle misure che ne conseguono. Vogliamo approfondire la discussione, credo che il ministro Galletti lo consentirà. Ci sarà così il tempo per approfondire meglio visto che ci sono alcune misure che rischiano di non essere convincenti”.

Misure di cui avevamo parlato nei giorni scorsi in modo assai critico, che molto probabilmente non avrebbero risolto i problemi che attanagliano allevatori e greggi in alcune Regioni italiane.

A stretto giro una nota del Governatore della Regione Calabria Mario Oliverio, con cui ringrazia “il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini per aver proposto e ottenuto dal Ministro Galletti il rinvio del provvedimento di abbattimento dei lupi, al fine di studiare possibili alternative”. E conferma anche la sua “contrarietà a misure di abbattimento di questa specie protetta. Si tratta semmai di assumere iniziative diverse a tutela degli allevatori”.

Ed eccoci al dunque, e cioè alle misure alternative. Faticose, dispendiose e decisamente complesse. Fanno bene a cantare vittoria le associazioni animaliste, affermando di aver vinto la prima battaglia di una lunga guerra. E dicono il giusto, quando sostengono di avere degli alleati decisamente influenti. I Presidenti di diverse Regioni hanno mostrato infatti perplessità (se non contrarietà) a molte parti del Piano, ed in particolare alle deroga del divieto di caccia sancito 46 anni fa.

Ma tutti questi soggetti non devono sottovalutare l’entità dell’emergenza che esiste ed ha un impatto invasivo su migliaia di allevamenti. Come non devono prendere sotto gamba un pericolo ancor più grande, e cioè la perdita del Dna del lupo.

“Non ho visto una reazione altrettanto forte (riferendosi alle proteste delle associazioni, ndr) rispetto al rischio dell’estinzione genomica al quale il lupo sta andando incontro in conseguenza del fenomeno dell’ibridazione con il cane”, dice sarcasticamente Willy Reggioni, esperto di lupi e responsabile del progetto Mirco-lupo. Se non si interverrà in modo efficace e drastico (catturandoli, sterilizzandoli e rilasciandoli x non compromettere la struttura dei branchi) potremmo arrivare a perdere definitivamente il lupo”.

E’ proprio questo il punto della questione, in quanto sterilizzazione degli esemplari ibridi e controllo demografico delle colonie e dei branchi, uniti alla lotta al randagismo dei cani sono operazioni dispendiose per cui serve investire ingenti risorse in termini di lavoro umano, denaro e tempo.

Ma così facendo salvaguarderemo le greggi e le mandrie degli allevatori. E soprattutto il Dna del lupo.

 

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