Eccidio di Schio: la figlia del podestà ucciso dai partigiani abbraccia uno dei carnefici

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Potrebbe essere uno dei primi passi verso la pacificazione nazionale dopo oltre 70 anni: Anna Vescovi, la figlia di una delle vittime dell’eccidio di Schio, con un abbraccio ha perdonato uno degli autori dell’infame tragedia, Valentino Bortoloso, nome di battaglia “Teppa”.

Oltre alla stretta di mano, però, i due hanno voluto sancire il perdono con un messaggio da lasciare alle nuove generazioni. “Noi – si legge nel testo condiviso riportato da Repubblica – Valentino Bortoloso, partigiano, e uno degli esecutori materiali dell’eccidio contro il fascismo, avvenuto nelle carceri di Schio il 7 luglio 1945 che oggi possiamo considerare inutile e doloroso, e Anna Vescovi, figlia del podestà di Schio, morto in questo steso eccidio, ultimi e unici testimoni diretti, consapevoli che è giunto il momento di pacificare le tragiche contraddizioni della stessa Storia di 70 anni orsono, (…) con grande atto di coraggio da entrambe le parti, ci siamo incontrati in un commosso abbraccio di grazia e di perdono (…)”.

Verrebbe da commentare con un “finalmente!” il gesto di riconciliazione che ha portato alla storica firma di pace in Curia a Vicenza. Come raccontato da L’ultima Ribattuta, lo scorso agosto il governo aveva ritirato la medaglia della Liberazione concessa a Valentino Bortoloso, da sempre ritenuto uno dei partigiani autori dell’eccidio di Schio in cui vennero trucidate 54 persone innocenti, tra cui 14 donne e 7 minorenni, non solo fascisti, ma anche detenuti comuni. A nulla servì il “Patto di Concordia” siglato nel comune di Schio nel 2005: l’assegnazione della medaglia – poi ritirata – riaccese le polemiche (leggi qui).

“Ho detto basta e ho scritto a Teppa – ha dichiarato la figlia del podestà – mi sono ispirata alle parole del Salmo ‘misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno’”. Teppa, invece, confessa di aver smarrito la fede cristiana che aveva da bambino, primogenito di 11 figli in una famiglia operaia. “Non so come – gli fa osservare Anna Vescovi – ma in questa storia c’è un Altrove che ci guida entrambi”.

Ora rimane di sapere cosa pensa l’Anpi di questo percorso iniziato a Schio. Troppo spesso, l’ente che percepisce fondi pubblici e che per ragioni anagrafiche è destinato molto presto alla chiusura, ha rilanciato l’odio civile con la solita scusa di “non mettere sullo stesso piano, vittime e carnefici” (leggi qui e anche qui). Eppure a Schio i carnefici sono stati proprio i partigiani. E a differenza loro la figlia di una delle vittime ha deciso di perdonare.

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Un Commento

  1. armando e gpaolo todesco,solagna vi said:

    Mi domando se era necessario scrivere e sottoscrivere un messaggio peril futuro da parte di due che chiudono in definitiva un grave incidente,Non bastava una sempicita’ come incontrarsi e scambiare le rispettive opinioni .Sembra che ora la pace nel mondo per questo scritto sia arrivata e rimarra’ per sempre….Credo che sia la prima volta che un autore di un assassino e chi ha subito violenza fanno un a cosa cosi plateale e alla fine ridicola,Benvenuta pubblicita’…

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