Stadio della Roma, è il momento di fare un po’ di chiarezza

Stadio

Di certo c’è che è in atto un gigantesco gioco delle parti, recitato dai personaggi della commedia “stadio della Roma”.

Uno spettacolo degno dei migliori teatri, quello che sta avendo luogo ed ha per oggetto la discussione sul progetto dello stadio della Roma.

Ogni giorno esce una novità, commentata dagli attori della pièce nel tentativo di orientare un’opinione pubblica quanto mai ondivaga ed umorale.

Ieri è stata la volta del “parere non favorevole” al progetto, emesso dal Comune di Roma ed interpretato come un secco “No” dai più. In verità non si è trattato né di un diniego né di un “Nì”, ma essenzialmente di “un parere propedeutico alla proroga concessa dalla Regione” (un mese di stop ai lavori della Conferenza dei Servizi, ndr) come saggiamente detto dall’As Roma.

Quello che abbiamo capito da questa vicenda è che certe cose vanno lette tra le righe, tenendo presente le volontà delle parti. Quella dei proponenti, innanzitutto, è di far rimanere in vita il progetto. Le “condizioni per addivenire ad un parere favorevole”, scritte nero su bianco da Roma Capitale, sono la chiara “volontà di andare avanti per analizzare il dossier”. Formalmente trattano di trasporti e rischi idrogeologici, ma sostanzialmente, supponiamo, intendono anche altro.

E’ la drastica riduzione delle cubature, con l’eliminazione dei tre grattacieli del Business Park, che Roma Capitale vuole. Lo stadio, anche se costruito in un area inidonea, è ben accetto e il M5S lo ha detto a più riprese. Certo sarebbe stato meglio scegliere un’altra zona per edificare l’impianto ma tant’è, e per non ripartire dal via si è disposti ad ingoiare anche un rospo che però è coccolato dalla tifoseria romanista.

Conviene allora al soggetto proponente assecondare le volontà di Roma Capitale e dal suo Assessore all’urbanistica Berdini? Economicamente non molto, sotto tutti gli altri aspetti sì. Qualora si andasse al muro contro muro, il susseguente “No” del Comune (che userebbe come pretesto le perplessità suscitate da alcune parti del progetto) darebbe il via alla famosa causa di risarcimento sbandierata a più riprese dai proponenti.

Richiesta di risarcimento che proprio ieri uno studio legale (consultato da Roma Capitale, per avere un secondo parere dopo quello dell’Avvocatura della Capitale) aveva definito immotivata, e che sicuramente non sarebbe stata accolta in quanto priva di appigli legali.

Proprio questa novità avrebbe dato nuovo vigore al M5S, fornendo una pistola carica a Berdini, pronta ad essere messa sul tavolo delle trattative. Tutto intorno una ridda di voci come quelle dell’avvocatura comunale, che invece stima reali i rischi di risarcimenti milionari (ma sarà attendibile?), gli inguaribili ottimisti, convinti che il Comune non si farà scappare l’occasione di mettere in pratica un progetto con investimenti miliardari e chi esorta Roma Capitale a produrre atti formali (il cerino delle responsabilità che qualcuno dovrà prendersi, ndr).

Tutti dicono qualcosa che ne sottintende altre, spinti da interessi ben riconoscibili. Di certo c’è che se i proponenti facessero causa al Comune, direbbero definitivamente addio al nuovo stadio della Roma in quanto difficilmente potrebbero riproporre in futuro altri progetti.

Se Pallotta vuole lo stadio lo faccia senza costruire le tre torri. Non avrebbe problemi di alcun genere e Parnasi e soci verrebbero anche sollevati dal costruire (una volta tolte le cubature concesse in compensazione) inutili opere pubbliche. La tifoseria giallorossa sarebbe grata in eterno ed entusiasta di affollare uno stadio bellissimo.

 

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