La storia di Wang Qi: il soldato cinese sequestrato in India da 54 anni

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Il soldato cinese, dopo 54 interminabili anni, è finalmente riuscito a parlare con il fratello: “Non sarei mai riuscito a riconoscerlo. Sembrava cosi vecchio. Ha detto che è sopravvissuto soltanto per rivedermi”.

Quella Di Mr Wang Qi, è una storia che ha davvero dell’incredibile. Nato nello Shaanxi (entroterra cinese) da una modesta famiglia di contadini, da giovane si specializza in agrimensura e divisione dei territori. Completati gli studi, nel 1960 decide di arruolarsi nella “China’s People’s Liberation Army“. Ma da quel momento, la sua vita non sarà più la stessa. Nel 1963 infatti, durante una ricognizione lungo il confine orientale, il giovane soldato si perde lungo la strada ed entra accidentalmente nel territorio indiano. “Sono uscito dall’accampamento per una passeggiata e mi sono perso. Ero stanco e arrabbiato. Ho visto un veicolo della Croce Rossa e gli ho chiesto di aiutarmi. Mi hanno preso e consegnato alle autorità indiane”, racconta l’oramai ottantaquattrenne Wang Qi.

E’ una di quelle vicende quasi sconosciute. L’esempio vivente di quando si dice “trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Della sua storia si è occupata Vineet Khare, la giornalista della BBC che è incredibilmente riuscita ad ottenere un permesso speciale per intervistare l’ex soldato. La giornalista, per la prima volta dopo cinquant’anni, è riuscita a far parlare (via Skype) l’ex soldato con il fratello oramai pluriottantenne. 54 anni di sentimenti, malinconia e lontananza, riassunti in una chiamata di 17 minuti. Ma i due, evidentemente commossi, non si sono nemmeno riconosciuti: “Non sarei mai riuscito a riconoscerlo. Sembrava cosi vecchio. Ha detto che è sopravvissuto soltanto per rivedermi” ha commentato l’ex soldato con le lacrime agli occhi.

Ma andiamo per gradi. Siamo nell’ottobre del 1962, e da poche settimane è scoppiata la guerra Sino-IndianaMao, dopo aver fomentato i ribelli del Nepal e del Kashmir, inizia una disputa con l’India per il controllo dell’Aksai Chin e del confine nordorientale del NEFA. I rapporti diplomatici tra le due nazioni si assottigliano. Poche settimane dopo, il giovane soldato viene sequestrato. Qui inizia l’inferno. Un’inferno lungo 54 anni. Da quel giorno, Mr Wang non farà più ritorno in Cina, non riabbraccerà i suoi fratelli, e soprattutto, non potrà mai più guardare negli occhi la sua amata madre.

Per più di mezzo secolo, Mr Wang è stato prigioniero in una nazione straniera. Non in un paese qualsiasi. In quel momento, l’ex soldato si trovava nella tana del nemico. I primi sette anni viene sbattuto a destra e a sinistra per le galere di mezza India. Scontati gli anni di carcere duro, il giovane viene trasferito in un villaggio sperduto del Madhya Pradesh, a Tirodi. E da li, non si è più mosso.

Mr Wang ha passato 54 anni della propria vita a pensare alla sua famiglia, sognando le fraterne mura di casa. Ha scritto un’enorme quantità di lettere, ma la prima risposta l’ha ricevuta solo nel 1980. Nel lontano 2002, dopo quarant’anni di straziante attesa, Mr Wang riesce a sentire al telefono la voce della madre: “durante la chiamata ha detto di volermi vedere prima di morire. Le ho detto che stavo provando in tutti i modi a tornare. Ho scritto lettere a chiunque per cercare di ottenere i documenti ma nulla si è mosso”. Purtroppo, Mr Wang non è riuscito a mantenere la promessa. La sua amata madre è morta nel 2006.

Tre anni dopo, un nipote di Qi, che poi in cinese significa “la forza del sé”, ha magicamente ottenuto il permesso per fargli visita nel villaggio dove si trova ancora prigioniero. Nel frattempo Wang in India si è costruito una nuova vita. Ha sposato Sushila, una ragazza del posto, e ha messo su una bella famiglia, con tanto di figli e nipoti. Ha imparato l’indiano alla perfezione, ed è persino riuscito a trovare un lavoro. Non passa giorno però, nel quale Mr Wang non pensi alla sua famiglia: “ho iniziato a lavorare in un mulino. Ma piango ogni notte per la lontananza dalla mia famiglia. Mi manca un sacco mia madre” ha detto ai microfoni della BBC.

Nel 2013, il lungo inferno sembra ormai volto al termine. Wang, ha finalmente pronto il passaporto per uscire dall’India e non vede l’ora di riabbracciare i suoi familiari. Ma l’ex soldato, si trova davanti un’altro nemico: l’asfissiante burocrazia indiana. Mr Wang rimane ancora bloccato a Tirodi. “Parla sempre della sua casa in Cina. La sua famiglia vive in condizioni di povertà assoluta. Si farebbe a piedi migliaia chilometri pur di aiutarli” svela un’amica dell’ex soldato alla giornalista della BBC.

Adesso le acque si sono placate, e l’astio tra le due nazioni è solo un lontano ricordo. Le autorità indiane, che si erano completamente dimenticate di questo triste episodio, sono finalmente disposte a farlo tornare in Cina, dove ormai l’ex soldato troverà solo un vecchio fratello e qualche lontano parente. Se le autorità di Delhi glie lo permetteranno, al termine del viaggio Wang farà ritorno in India, dato che oramai, volente o nolente, la sua vita è formata li. “La mia famiglia è qui. dove dovrei andare?”, conclude l’intervista l’ex soldato.

Un piccolo lieto fine. Nessuno lascia moglie e figli per tornare indietro nel tempo e abbracciare la nostalgia, ma almeno Mr Wang avrà la possibilità di rivivere, anche solo per un’attimo, quella giovinezza e quella parte di esistenza che gli sono stati sottratti per sempre.

 

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